Dopo più di 3.800 giorni trascorsi dietro le sbarre, Alberto Stasi lascia finalmente il carcere di Bollate. Il Tribunale di Sorveglianza di Milano ha accolto la richiesta di affidamento in prova ai servizi sociali, un passo fondamentale verso la libertà per l’ex fidanzato di Chiara Poggi, condannato a 16 anni per il suo omicidio.
La decisione, depositata sabato mattina, è il risultato di un percorso carcerario caratterizzato da buona condotta e relazioni positive con l’area educativa del carcere. Stasi, che ha sempre professato la sua innocenza, ha accettato la condanna e sta risarcendo la famiglia della vittima. La sua richiesta di affidamento in prova era stata avanzata due mesi fa dai suoi legali, Giada Bocellari e Antonio De Rensis.
Un percorso carcerario senza macchie
Da tre anni, Stasi lavora come contabile in uno studio del centro di Milano, un’attività che ha svolto senza macchie né infrazioni. Il suo comportamento tenuto in questi mesi e dopo la concessione della semilibertà ha giocato un ruolo cruciale nella decisione del Tribunale. La semilibertà, concessa nell’aprile dello scorso anno, gli aveva già permesso di rientrare in carcere solo per dormire.
In aula, Stasi ha risposto alle domande dei giudici sul suo percorso carcerario e lavorativo.
Ha dichiarato che porterà via solo le cose essenziali, lasciando il resto ai compagni di cella. Nonostante il reato atroce per il quale è stato condannato, gli altri reclusi hanno sempre avuto nei suoi confronti un atteggiamento di rispettoa causa dei dubbi suscitati da un percorso processuale controverso, con la condanna arrivata dopo due assoluzioni e cinque gradi di giudizio.
La posizione della Procura generale
La Procura generale, diretta da Francesca Nanni, ha espresso un parere positivo sulla richiesta di affidamento in prova. La sostituta pg Valeria Marino ha sottolineato la buona condotta di Stasi, le relazioni positive del carcere e il fatto che abbia accettato la condanna pur continuando a professare la sua innocenza. Inoltre, Stasi non ha più fatto interviste alla stampa dopo quella ritenuta non autorizzata alle Iene, che aveva portato a un parere negativo della Procura sulla concessione della semilibertà.
La decisione del Tribunale di Sorveglianza non è collegata con l’eventuale procedimento di revisione del processo, che è ancora in fase di studio da parte della Procura generale. La procuratrice Nanni sta esaminando le carte inviate dai magistrati pavesi, ma una decisione in merito è attesa solo dopo la fine dell’estate.
Il futuro di Stasi lontano da Garlasco
Stasi non tornerà a vivere a Garlasco, come ha già deciso. Dopo oltre un anno di regime di semilibertà per motivi professionali, prenderà in affitto un locale nell’hinterland di Milano, dove continuerà a lavorare come responsabile dell’amministrazione presso un’azienda. L’affidamento in prova impone precisi obblighi legati all’attività lavorativa, al domicilio, alla libertà di movimento, a orari tassativi di rientro la sera e al divieto di frequentare determinati luoghi o persone.
La scarcerazione di Stasi, seppure con i paletti dell’affidamento, darebbe respiro anche al lavoro della Procura generale, non trattandosi di una persona reclusa. Per l’ex bocconiano con gli occhi di ghiacciosarebbe il primo passo verso un futuro che sarà certamente lontano da Garlasco. Se da semplice ex detenuto, o redivivo innocente, lo si capirà presto.
