Un'analisi approfondita del film "La grazia" di Paolo Sorrentino, un'opera cinematografica che affronta scelte complesse e temi profondamente umani. Questo film invita a riflettere sulle sfide morali e sulle emozioni universali che caratterizzano l'esperienza umana.
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Il 15 gennaio 2026 ha segnato il grande ritorno di Paolo Sorrentino sul grande schermo con il film La grazia, presentato in anteprima a Venezia 82. Dopo le critiche ricevute per Parthenope, molti si sono chiesti se il regista napoletano sarebbe riuscito a riconquistare la sua reputazione. I primi risultati al botteghino, con oltre 38.682 spettatori e un incasso di quasi 300.000 euro, indicano una risposta positiva.
Al centro della narrazione troviamo Mariano De Santis, interpretato magistralmente da Toni Servillo. Il Presidente della Repubblica, in procinto di concludere il suo mandato, è tormentato dal ricordo della moglie defunta e dalla possibilità di aver subito un tradimento. Questo conflitto interiore lo porta a dover prendere decisioni cruciali riguardo alla concessione della grazia a due condannati per omicidio: un uxoricida e una donna che ha ucciso il marito violento.
La trama si complica ulteriormente quando sul tavolo del Presidente giunge anche la discussione sull’approvazione della legge per l’eutanasia. Qui Sorrentino si distingue per la sua capacità di esplorare temi delicati senza schierarsi in modo netto. De Santis, diviso tra i suoi principi cattolici e la necessità di affrontare la realtà, rappresenta una figura umana e complessa, costretta a confrontarsi con le conseguenze delle sue scelte.
Il film non si limita a trattare questioni legali, ma pone interrogativi più profondi sulla compassione e sull’umanità. Attraverso De Santis, Sorrentino invita gli spettatori a riflettere su cosa significhi realmente essere umani in un contesto politico e sociale spesso disumanizzante. La figura della figlia del Presidente, Dorotea, interpretata da Anna Ferzetti, aggiunge un ulteriore strato di complessità, poiché rappresenta il legame tra il pubblico e il privato, costringendo il padre a confrontarsi con le sue responsabilità e i suoi fallimenti.
Un elemento ricorrente nel film è il rimando a questioni legate alla memoria e al passato, evidenziato da eventi simbolici come l’incontro tra il Presidente e l’ambasciatrice lituana, che sottolinea il rimpianto per opportunità mancate. Inoltre, la musica rap di Guè Pequeno fa da sottofondo alla vita interna del Presidente, dimostrando come la cultura pop possa coesistere con l’istituzionalità.
Alla fine, La grazia si rivela un’opera di grande spessore, che chiede al pubblico di confrontarsi con le proprie convinzioni e di esplorare le sfide morali che caratterizzano la vita. Sorrentino, attraverso il suo stile unico e le sue scelte audaci, riesce a restituire una visione profonda e significativa di una società in evoluzione, lasciando aperte domande su quale sia il nostro ruolo in essa.