Camp Miasma: la rinascita di un cult horror in chiave moderna

Camp Miasma: Adolescenza, sesso e morte è il nuovo film di Jane Schoenbrun che rilegge lo slasher anni '80 in chiave queer e metafilmica

Il cinema ha sempre avuto il potere di riflettere e influenzare la società, e Camp Miasma: Adolescenza, sesso e morte di Jane Schoenbrun ne è un esempio perfetto. Questo film, uscito nelle sale il 19 agosto, non è solo un omaggio al cinema horror degli anni ’80 e ’90, ma anche una riflessione profonda sull’identità e sul desiderio.

La storia segue Kris interpretata da Hannah Einbinder una regista queer incaricata di rilanciare la saga di Camp Miasma un cult horror degli anni ’80. Kris decide di rintracciare Billy Presley l’ultima vittima del mostro della saga, interpretata da Gillian Anderson per convincerla a recitare nel reboot. Tra le due nasce una forte tensione erotica, che si manifesta attraverso il personaggio di Little Death un mostruoso serial killer con una griglia di aerazione in testa.

Un omaggio al cinema anni ’80 e ’90

Jane Schoenbrun, regista non binaria, torna a esplorare l’archeologia dei media, dopo aver indagato le creepypasta in We’re all going to the world’s fair e la televisione in I saw the TV glow. In questo nuovo lavoro, il passaggio mediale si tinge di un’attrazione viscerale. Il film è un omaggio ai classici del genere, come Scream e Venerdì 13 ma anche a registi come David Lynch e Ingmar Bergman.

L’estetica anni ’80 esplode in una fotografia granulosa e in colori pop saturi impressi sulla pellicola 35mm, capaci di rendere materialisticamente tangibile il filmico. Elementi concreti, come le caramelle gommose e il pollo fritto, non sono semplici cibi afrodisiaci, quanto estensioni del desiderio stesso, già vivo nello scambio di sguardi tra le protagoniste.

Un horror queer che ribalta i cliché

Schoenbrun gira un film vivo, grezzo e carnale. Un ritorno alla rivoluzione del piacere in una società asessuata, dimostrando che l’orrore, il sangue e il desiderio possono ancora convivere sullo schermo. L’immaginario passivo e spesso misogino delle Scream Queens viene qui ribaltato. Il “politicamente corretto” imposto dai produttori si sbriciola di fronte a un eros sopito, che spinge Kris all’incontro con l’altro e al godimento.

È la “piccola morte” dell’orgasmo che si fonde con la violenza reale: non a caso, il killer Little Death uccide penetrando le vittime con una lancia, emergendo da un lago che funge da utero primordiale per far rinascere l’immagine cinematografica.

Le influenze di Jane Schoenbrun

Jane Schoenbrun ha sempre avuto un amore particolare per il cinema horror. Il suo ultimo film, Camp Miasma: Adolescenza, Sesso e Morte è un’opera che racconta il genere, elogiandolo mentre lo critica e lo decostruisce, dai luoghi comuni più amati fino al sesso, sublimato più che visto sullo schermo.

La regista non teme di rendere onore ai colleghi dai quali trae ispirazione, come David Lynch e David Cronenberg ma anche a motivi ricorrenti amati dal pubblico dell’horror. Il film ispirato agli slasher si dedica così pure all’eterno gioco di specchi tra immagini e oggetto del desiderio che qui due elementi si danno forma a vicenda.

Tra le pellicole che hanno ispirato Schoenbrun, c’è il remake di Psycho del 1998, diretto da Gus Van Sant. “All’uscita nelle sale, è stato praticamente sommerso di fischi. Credo anzi che abbia vinto qualche Razzie Award, cose così. Peccato: il cast è azzeccatissimo e si tratta di un remake incredibilmente fedele, praticamente scena per scena, del film originale”, ricorda Schoenbrun.

Il film è un viaggio nel cinema queer e metafilmico, che rilegge lo slasher anni ’80 in chiave moderna. Un’opera che non solo intrattiene, ma fa riflettere sul potere del cinema e sulla sua capacità di influenzare la nostra percezione della realtà.

Scritto da Chiara Lombardi

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