Dalla spiaggia di Lattuada a Rimini Rimini: come il cinema ha raccontato le vacanze italiane

Dai film di Alberto Lattuada a quelli di Paolo Virzì, un viaggio attraverso le vacanze italiane raccontate dal cinema

Le vacanze estive italiane hanno subito una trasformazione radicale nel corso degli anni, passando da lunghe villeggiature a brevi soggiorni. Questo cambiamento è stato catturato magistralmente dal cinema italiano, che ha immortalato l’evoluzione delle abitudini vacanziere degli italiani.

Dai primi anni del dopoguerra agli anni Novanta, il cinema ha raccontato storie di mare, amicizie, amori e rivalità, offrendo uno spaccato unico della società italiana.

Questi film non solo intrattengono, ma offrono anche uno sguardo profondo sulle dinamiche sociali e culturali del paese.

Gli anni Cinquanta: la villeggiatura elitaria

Negli anni Cinquanta, la villeggiatura era un privilegio riservato a pochi. Film come La spiaggia di Alberto Lattuada (1954) mostrano una realtà in cui il mare era un luogo di esclusività e ipocrisia. La protagonista, Anna Maria, interpretata da Martine Carol, finge di essere una vedova rispettabile, ma in realtà è una prostituta.

Quando la verità viene a galla, la cortesia dei villeggianti si trasforma in disprezzo, rivelando l’ipocrisia di una comunità che accoglie solo chi considera dei suoi.

Un altro film significativo di questo periodo è Mariti in città di Luigi Comencini (1957). Questo film racconta la storia di quattro uomini che rimangono a Roma mentre le loro mogli partono per le località balneari. La commedia nasce da un’abitudine oggi inconcepibile: mogli e figli trascorrevano settimane al mare, raggiunti dai mariti solo nei fine settimana.

Comencini utilizza questa separazione stagionale per giocare con le fragilità maschili e con una morale coniugale elastica soltanto a parole.

Gli anni Sessanta: il boom del turismo di massa

Negli anni Sessanta, il turismo di massa inizia a prendere piede. Vacanze a Ischia di Mario Camerini (1957) riunisce a Ischia un gruppo di personaggi destinati a incrociarsi. L’isola diventa un luogo fisico attraversato con curiosità, non un’immagine da consumare in fretta. Arrivarci è già un’avventura e ripartire significa lasciare qualcosa in sospeso.

Un altro film emblematico di questo periodo è L’ombrellone di Dino Risi (1965). Enrico Marletti lascia una Roma deserta per raggiungere la moglie Giuliana a Riccione. Nei pochi giorni trascorsi sulla Riviera, l’ingegnere si ritrova in mezzo a conoscenze invadenti, feste e corteggiatori. Soprattutto, scopre che la donna possiede una vita estiva dalla quale lui sembra escluso. Risi trasforma la spiaggia affollata in un ritratto dell’Italia del boom, dove il benessere ha portato consumi e turismo di massa ma non ha eliminato la solitudine e l’incomunicabilità.

Gli anni Settanta e Ottanta: la spiaggia come microcosmo sociale

Negli anni Settanta e Ottanta, la spiaggia diventa un microcosmo sociale. Casotto di Sergio Citti (1977) racconta la storia di una cabina collettiva sulla spiaggia di Ostia che diventa un microcosmo umano. Sportivi, famiglie, militari, amanti clandestini: tutti entrano per cambiarsi, nascondersi o concludere un affare; tutti finiscono per invadere lo spazio altrui. Citti restringe la villeggiatura a pochi metri quadrati e lascia che sia l’umanità a fare spettacolo.

Negli anni Ottanta, Carlo Vanzina guarda indietro e ricostruisce a Forte dei Marmi l’estate del 1964 in Sapore di mare (1983). Famiglie provenienti da diverse città tornano in Versilia per la villeggiatura, i figli si incontrano sulla spiaggia, ballano, si innamorano e affrontano delusioni che sembrano enormi perché accadono per la prima volta. Sapore di mare non racconta soltanto una vacanza: racconta il momento in cui un ricordo acquista la propria colonna sonora e diventa indimenticabile.

Gli anni Novanta: l’industria del divertimento

Negli anni Novanta, l’industria del divertimento cresce intorno alla villeggiatura. Rimini Rimini di Sergio Corbucci (1987) racconta un’estate fatta di seduzioni, truffe e figuracce. Un magistrato moralista cade nella trappola di una donna decisa a vendicarsi, una vedova riscopre il desiderio, un uomo coinvolge una prostituta in un affare e persino religiosi e adolescenti vengono trascinati nella giostra degli equivoci.

Abbronzatissimi (1991) torna tra Rimini e Riccione per intrecciare le vicende di un pianista di piano bar con il vizio delle scommesse, due operai che fingono di essere ricchi, una giovane prostituta finalmente in vacanza e una ragazza innamorata contro il volere del padre. Un mosaico affollato nel quale l’amore convive con l’interesse economico.

Paolo Virzì con Ferie d’agosto (1996) usa la vacanza per far saltare le buone maniere. A Ventotene due gruppi occupano case vicine: da una parte il giornalista progressista Sandro Molino con amici intellettuali e alternativi, dall’altra Ruggero Mazzalupi, commerciante romano con famiglia rumorosa e conservatrice. La convivenza genera scontri e dispetti, trasformando l’isola in una miniatura dell’Italia degli anni Novanta.

Questi film non solo intrattengono, ma offrono anche uno sguardo profondo sulle dinamiche sociali e culturali del paese.

Scritto da Chiara Lombardi

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