Il decreto lavoro, approvato dal governo il 1° maggio 2026, ha suscitato numerose polemiche e critiche, soprattutto per le modifiche apportate ai contratti collettivi e ai cosiddetti contratti pirata. Dopo le proteste di sindacati e opposizioni, la maggioranza ha deciso di fare una parziale retromarcia, eliminando alcuni punti controversi ma mantenendo altre disposizioni che continuano a dividere.
La norma più discussa riguarda il Trattamento economico complessivo (Tec)che include tutte le componenti della retribuzione, comprese le forme di welfare aziendale. Secondo i critici, questa definizione rischia di alterare il confronto tra contratti e lasciare margini ai contratti meno tutelanti. Il Movimento 5 Stelle e il Partito Democratico hanno definito la riformulazione dell’emendamento inaccettabile e peggiorativa rispetto alla versione originale.
Le modifiche al decreto lavoro e le critiche delle opposizioni
La modifica più rilevante riguarda il ritiro del principio di equivalenzache avrebbe consentito l’accesso agli incentivi per le assunzioni anche applicando contratti firmati da sindacati non rappresentativi. La norma è stata eliminata dopo le critiche di sindacati e opposizioni, secondo cui non si chiuderebbe affatto la porta ai contratti pirata.
Il capogruppo del M5S in Commissione Lavoro alla Camera, Dario Carotenuto, ha affermato che la riformulazione dell’emendamento diluisce la retribuzione effettivamente percepita dal lavoratore dentro una sommatoria di voci eterogenee, includendo welfare aziendale, indennità e altri istituti che non aumentano il denaro disponibile ogni mese.
Secondo Carotenuto, questa disposizione rischia di legittimare salari monetari insufficienti, purché compensati da prestazioni accessorie.
Anche i dem hanno criticato la nuova normativa, definendola una bella fregatura per i lavoratori e un bel regalo ai contratti pirata. Arturo Scotto e Cecilia Guerra hanno sottolineato che, con la nuova definizione del Tec, saranno equivalenti due contratti che danno un trattamento economico complessivo formalmente uguale ma con un peso molto diverso delle sue componenti.
Le novità su incentivi e contratti scaduti
Il decreto mantiene l’impianto degli incentivi all’occupazione, rafforzandoli per giovani, donne e aree svantaggiate. L’accesso agli sgravi resta però vincolato al rispetto del salario giusto e all’incremento occupazionale netto. Inoltre, è stata introdotta una condizionalità esplicita: gli incentivi non sono solo una leva economica, ma anche uno strumento per orientare le pratiche contrattuali delle imprese.
Tra le modifiche più discusse emerge l’estensione della durata massima dei contratti di somministrazione, che passa da 24 a 36 mesi. La misura amplia la flessibilità per le imprese, ma viene letta dalle opposizioni come un possibile allentamento delle tutele per i lavoratori precari.
Il governo interviene anche sulla gestione dei contratti collettivi scaduti, introducendo un meccanismo di tutela transitoria per i lavoratori in attesa di rinnovo. In caso di mancato rinnovo e di accordo tra le parti, è prevista un’indennità legata all’andamento dell’inflazione, riconosciuta in misura pari a circa il 50% dell’indice dei prezzi. La norma punta a evitare una perdita immediata e totale del potere d’acquisto nei periodi di vacanza contrattuale, ma viene considerata insufficiente dai sindacati.
Le modifiche sulle piattaforme digitali e il caporalato digitale
Sul fronte delle nuove forme di lavoro, alcune norme inizialmente previste per rafforzare i controlli sulle piattaforme digitali risultano ridimensionate. In particolare, vengono attenuati gli interventi sugli algoritmi e sulla gestione dei rider, mentre alcuni settori – tra cui i servizi digitali professionali, il lavoro freelance intermediato da piattaforme e alcune attività di micro-lavoro online, oltre a taxi e ncc – restano esclusi dalla stretta.
Il presidente della Commissione Lavoro della Camera, Walter Rizzetto (FdI), ha tentato di rassicurare, annunciando che presenterà un ordine del giorno per ripristinare l’emendamento sulle crisi aziendali nel prossimo provvedimento utile. Tuttavia, le opposizioni continuano a criticare il decreto, definendolo una brutta legge che sarà votata solo dalla maggioranza.
