Il romanzo Povero Cristo, pubblicato nel 1976, è una trascrizione fedele del film prodotto dalla Nord Film: un testo che esplora il dualismo cristologico attraverso simboli, personaggi evangelici e una società divisa tra Neri e Bianchi.
Il romanzo Povero Cristo di Pier Carpi venne pubblicato nel 1976 come trasposizione pressoché fedele dell’opera cinematografica che era entrata in produzione il 27 gennaio 1975 per conto della milanese Nord Film. Nella dedica l’autore ringrazia Giovanni Cannarozzo e Giuseppe Diddio, i rappresentanti legali della produzione, evocando il passaggio «dal sogno alla realtà di Povero Cristo». Questo volume, più che una semplice novelization, ripropone scena per scena dialoghi, ambientazioni e scelte di regia, offrendo al lettore un documento unico su come cinema e pagina si rispecchino.
Chi conosce il percorso di Pier Carpi riconosce in questo lavoro la continuità con le sue ricerche sul mistero e sulla Tradizione esoterica: fumettista, scrittore e giornalista, autore di biografie e sceneggiature, Carpi aveva già collaborato con la casa editrice Nord per il romanzo Un’ombra nell’ombra (1974). Le tematiche cristologiche che attraversano Povero Cristo riflettono il suo interesse per il dualismo tra natura umana e natura divina, un motivo ricorrente anche in opere successive come Gesù contro Cristo, concepito dagli anni Settanta e pubblicato nel 1997.
La genesi del libro è strettamente collegata alla produzione cinematografica: la Nord Film, società che aveva allacciato rapporti con l’omonima casa editrice, commissionò la pubblicazione del testo che avrebbe accompagnato la pellicola. Il romanzo mantiene la struttura scenica del film e documenta scelte produttive e autocitazioni tipiche dell’autore. Nella novelization emergono inoltre dettagli narrativi non sempre leggibili sullo schermo, come la ben precisa dicotomia sociale tra i Neri e i Bianchi, che innesca un quadro sociale dove progresso e povertà volontaria si contrappongono.
La dedica «A Giovanni e Giuseppe» rimanda ai produttori e certifica un legame produttivo ed editoriale forte: la stessa casa editrice che aveva valorizzato autori di fantastique e fantascienza negli anni precedenti contribuì alla circolazione del testo. Nei commenti contemporanei la novelization fu letta come un documento di lavoro che permette di comprendere la sceneggiatura e il montaggio simbolico operati da Carpi, oltre a restituire al lettore particolari di scena che, per ragioni tecniche, non sempre risultano chiari nella visione del film.
Al centro della narrazione resta il tema del dualismo cristologico: l’idea di una duplicità che tende a unificarsi attraversa immagini ricorrenti come la statua ermafrodita, riproposta come simbolo ambivalente di divinità maschili e femminili. Carpi intreccia questo motivo con rituali e pratiche ancestrali, dando spazio a sezioni che descrivono culti androgini e reminiscenze classiche. La tensione tra evidente e nascosto si traduce anche nell’immagine del Cristo che non conosce pienamente la sua parte celeste, un concetto che l’autore esplora con audacia e che verrà ripreso in altri suoi lavori.
La società descritta nel romanzo è volutamente sfumata nel tempo: un futuro prossimo che mescola antico e moderno, dove il conflitto tra Neri (materialismo e progresso) e Bianchi (povertà scelta e ritorno alle cattedrali) definisce la cornice ideologica. Questa dicotomia non è solo sfondo, ma motore della vicenda: le scelte dei personaggi e le loro maschere evangeliche sono lette come riflessi di una società in cui la ricerca della prova della fede si intreccia a dinamiche politiche e culturali.
Il protagonista, Giorgio Cavero (interpretato da Mino Reitano e doppiato da Pino Locchi), arriva in città come operaio e abbandona il cantiere della cattedrale per intraprendere la strada dell’investigazione dopo un gesto simbolico: pugnalare una enorme effigie che comincia a sanguinare. Incaricato da un ingombrante Curd Jürgens di trovare una prova dell’esistenza di Cristo per una somma considerevole, Giorgio si muove attraverso una galleria di personaggi che rimandano alle figure evangeliche: la Maddalena, gli apostoli, Giuda e persino Satana in una scena notturna girata in piazza.
L’esito della ricerca è tragico: la scoperta di sé coincide con il sacrificio. Dopo aver inconsapevolmente rivelato la propria identità, Giorgio viene pagato e subito ucciso da Jürgens in un finale senza resurrezione, con il corpo che resta disteso in posa crocifissa. La partitura di Mario Migliardi accompagna l’intera opera, mentre il film, presentato per la prima volta al Canossa di Castelnuovo De’ Monti (Reggio Emilia) il 3 gennaio 1976, è oggi un esempio di cinema italiano difficile da catalogare ma ricco di fascino e ambiguità simbolica.