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30 Ottobre 2026

Dio ride di Giovanni Veronesi: le location toscane e la trama

Un viaggio tra conventi, castelli e terme: le location toscane e la trama di Dio ride, il film di Giovanni Veronesi con Pierfrancesco Favino.

Dio ride di Giovanni Veronesi: le location toscane e la trama

Il nuovo film Dio ride, diretto da Giovanni Veronesi e interpretato da Pierfrancesco Favino, Silvio Orlando e Paolo Rossi, porta sullo schermo una pagina intensa della storia religiosa e sociale del Seicento. Presentato fuori concorso all’83esima Mostra del Cinema di Venezia e in sala dal 29 ottobre 2026, il film intreccia fede, libertà e scontro con il potere ecclesiastico attraverso ambientazioni italiane ricche di suggestione.

La pellicola è prodotta da Indiana Production, Piper Film e Ogi Film in collaborazione con Netflix; le location scelte tra Toscana e Lazio non sono solo sfondo, ma diventano elementi narrativi che rimandano a un passato che continua a parlare. Di seguito una guida dettagliata ai luoghi e ai fatti che compongono il film, con riferimento ai personaggi e alle sequenze principali.

Trama, personaggi e nodi del racconto

La vicenda è ambientata nel Seicento e ha per protagonista Frate Leopoldo da Casamacchia (interpretato da Pierfrancesco Favino), un religioso che annuncia un’idea di Dio vicina alla gente, capace di ridere e di portare sollievo. Il suo linguaggio semplice attira folle in fuga dalla paura e dalla dottrina tradizionale; la fama raggiunge infine Roma, dove il papa dell’epoca, Innocenzo X, incarica il potente inquisitore il cardinale Maculani (interpretato da Silvio Orlando) di indagare sul caso.

Il conflitto tra la gioia del frate e l’autorità rappresentata dal cardinale è il fulcro drammaturgico: durante il processo emergono tensioni tra fede come consolazione e fede come strumento di controllo. Il film è liberamente ispirato a fatti reali, e costruisce il confronto finale come uno scontro di visioni più che come un semplice duello tra buoni e cattivi.

Le location toscane e i luoghi scelti per le riprese

Le riprese si sono svolte in diverse province della Toscana (Pisa, Siena, Pistoia, Arezzo) con il sostegno del Bando Cinema e Audiovisivo di Regione Toscana e della Toscana Film Commission. Molti siti storici sono stati adattati per ricreare ambientazioni seicentesche: dalla vita monastica alle residenze nobiliari, fino alle terme naturali diventate teatro di sequenze intime.

Pieve di Ponte allo Spino e Badia Camaldolese

Le sequenze iniziali ambientate nell’Umbria devastata dalla peste, e l’incendio del convento di Bevagna, sono state girate alla Pieve di Ponte allo Spino a Sovicille, un esempio significativo di architettura romanica. Le scene che raffigurano gli ambienti del convento immaginario di Santa Flora sono state realizzate alla Badia Camaldolese di Volterra, dove si riconoscono sia i resti delle mura che gli spazi interni usati come celle e corridoi.

Paesaggi naturali: Valle del Diavolo, Falesia di Celsa, Bagni San Filippo

La fuga dei protagonisti attraversa paesaggi suggestivi: nei pressi di Castelnuovo Val di Cecina, nella cosiddetta Valle del Diavolo, sono state girate scene legate alla fuga morale e fisica dei personaggi. La Falesia di Celsa, ex cava nei dintorni di Sovicille, è stata scelta per sequenze di pellegrinaggio e ascesa, mentre una delle scene più emozionanti — il bagno funebre del priore — è ambientata alle terme naturali dei Bagni San Filippo nel comune di Castiglione d’Orcia.

Borghi, castelli e set monumentali usati nel film

La ricostruzione di villaggi, dimore nobiliari e spazi istituzionali ha richiesto location distintive: la frazione di Gallena a Casole d’Elsa ha rappresentato il borgo di Santa Flora; il borgo fantasma di Montingegnoli a Radicondoli è stato trasformato nell’Asilo dei lunatici dove venivano relegate le donne considerate fuori norma.

Dimore aristocratiche e ambienti istituzionali

Il Castello della Chiocciola a Monteriggioni veste la parte della villa della contessa Isabella Del Debbio (Alma Noce). La residenza privata del cardinale è invece la Villa Torre Fiorentina, con il suo giardino all’italiana, mentre alcuni interni nobiliari e di palazzo sono stati ricreati a Villa Chigi Farnese (nota come Villa Volte Alte).

Per le scene processuali e carcerarie sono stati utilizzati spazi pubblici storici: la Sala Maggiore del Palazzo Comunale di Pistoia ha ospitato la rappresentazione del tribunale di Roma, mentre gli interni della prigione papale e delle celle di tortura sono stati allestiti nel Palazzo del Comune di Monte San Savino ad Arezzo. Queste scelte hanno permesso di mescolare autenticità architettonica e ricostruzione scenografica per restituire l’atmosfera del periodo.

Autore

Chiara Lombardi

Chiara Lombardi, critica cinematografica con accrediti ai principali festival (Venezia, Roma), firma recensioni e analisi su film, registi e tendenze del grande schermo con rigore e passione per la settima arte.