Francesco Barilli torna al centro di un racconto esteso grazie al documentario diretto e prodotto da Luca Magrirealizzato nel corso degli ultimi due anni. L’opera, intitolata Francesco Barilli – Il cinema e la folliavuole offrire un profilo intimo e aneddotico dell’artista: regista, attore e pittore che ha intrecciato la propria carriera con luoghi come Roma e Parma.
Il film debutterà in anteprima il 18 giugno a Parma.
Le radici del progetto e il rapporto maestro-discepolo
La genesi del documentario affonda le radici in un legame personale e professionale: Luca Magri conosceva Barilli fin dall’adolescenza, quando lo incontrò a Roma all’età di sedici anni. Nel corso del tempo la relazione si è trasformata in una collaborazione artistica, con Magri che ha assunto nei confronti di Barilli il ruolo di allievo e interprete.
Questa dinamica è il cuore narrativo del film: non una semplice intervista, ma un dialogo che scava nella storia e nei metodi dell’autore, mettendo in luce aneddoti e insegnamenti trasferiti di set in set.
Un percorso condiviso tra set e sperimentazioni
Il sodalizio fra i due è testimoniato da più titoli in cui si sono incrociati i ruoli: Magri ha recitato in produzioni dirette da registi come Francesco Campanini (citando il film del 2008 e quello del 2012), e ha interpretato ruoli scelti da Barilli stesso, come nel cortometraggio distopico-fantascientifico che omaggia un titolo degli anni Sessanta.
Nel 2019 Barilli ha diretto un remake di un’opera originaria del 1966 di Camillo Bazzoniaffidando la parte principale a Magri, mentre nel 2026 i due hanno lavorato insieme all’ultimo lungometraggio firmato da Barilli, sottolineando la continuità di una tradizione artistica che passa di mano.
Il racconto della carriera: dai primi anni al cinema di genere
Il documentario affronta la parabola professionale di Barilli attraverso episodi spiccatamente significativi: l’esperienza come attore nei primi anni con registi della scena autoriale, il successivo impegno come regista nella stagione del cinema di genere e le più recenti opere indipendenti. La voce di Barilli guida la narrazione, offrendo una prospettiva che alterna ricordo personale e ricostruzione storica. Nel film si evidenzia anche il rapporto con altri interpreti e registi attivi nella sua epoca, oltre al valore della sua formazione pittorica che ha influenzato le scelte registiche.
Elementi visivi e metodo di lavoro del documentario
Per costruire il ritratto il regista ha mescolato l’intervista diretta con materiali d’archivio, fotografie, estratti cinematografici e riproduzioni dei quadri di Barilli, cercando di restituire la duplice anima dell’artista: quella materica e quella visionaria. L’approccio di Magri ha privilegiato il confronto frontale, trasformando i racconti in un percorso cronologico che attraversa gli anni, i successi, le delusioni e le trasformazioni del sistema produttivo italiano.
Tra i momenti ricorrenti nel documentario emergono gli episodi formativi, le lezioni sul mestiere impartite da Barilli a Magri e le gag che hanno scandito la loro collaborazione, segni di un rapporto conflittuale ma affettuoso che ha segnato la carriera del protagonista. Il film non si limita alla mera cronaca delle tappe, ma si offre come una sorta di favola filmica dove realtà e follia diventano strumenti per capire la poetica di un artista.
Anteprima e diffusione
L’anteprima del documentario è programmata a Parma il 18 giugno. La decisione di presentare l’opera in quella città appare coerente con il legame di Barilli e Magri con il territorio, e sottolinea l’intento di restituire un ritratto locale che ha però valenza nazionale. Il progetto è stato realizzato con il contributo di più soggetti e grazie alla partecipazione attiva dello stesso Barilli e della sua famiglia, il che conferisce al film un valore di testimonianza diretta.
Nel complesso, Francesco Barilli – Il cinema e la follia si propone come un documento che racconta sessant’anni di cinema attraverso la lente personale di un artista che ha attraversato epoche diverse: dagli inizi come attore fino alle regie nel periodo del genere e alle esperienze più recenti, mantenendo sempre una cifra espressiva riconoscibile tra pittura e pellicola.