Alla 83ma Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia nella sezione Orizzonti è stato presentato La città dei vivi il film di Edoardo Gabbriellini liberamente ispirato all’omonimo libro di Nicola Lagioia. Il film, prodotto da Eagle PicturesCinemaundici e Lungta Film con la partecipazione di HBO Max racconta la storia di Luca Varani il ventitreenne ucciso a Roma nella notte tra il 4 e il 5 marzo 2016.
Gabbriellini ha scelto di non spettacolarizzare la cronaca, ma di restituire dignità a Luca, raccontando la sua vita prima della tragedia. Il film, interpretato da Emanuele Maria Di StefanoValerio MastandreaGaia MerlonghiSimona Senzacqua e Roberta Mattei sarà nelle sale italiane dal 1° ottobre.
Un racconto di formazione interrotto
Il film si concentra sulla vita di Luca, un ragazzo adottato che cerca il suo posto nel mondo. Gabbriellini ha scelto di non mostrare la morte di Luca, ma di raccontare la sua quotidianità, i suoi affetti e le sue fragilità.
“Si tratta di una tragedia, quindi non si può non essere negativi. Ma noi di Luca sapevamo solo che era stato ammazzato in quel modo brutale. Il rischio è che la vita fosse tutta riassunta nella sua morte”, ha osservato Lagioia.
Il regista ha spiegato che il suo obiettivo era “dare alla vittima respiro e dignità, partendo dall’assunto di farne un racconto di formazione purtroppo interrotto da un destino tragico”. Questo approccio ha colpito anche Lagioia, che ha definito il film “come leggere un capitolo mancante”.
Il pudore come chiave del racconto
Il pudore è stato una delle chiavi del film. Emanuele Maria Di Stefano, che interpreta Luca, ha sottolineato che “la carta vincente è stata il pudore, nello sguardo registico di Edoardo. Non ha spettacolarizzato il fatto di cronaca, ma casomai i momenti di vita dei ragazzi: delusioni, amori, fraintendimenti”.
Valerio Mastandrea, che interpreta il padre di Luca, ha rivendicato un approccio lontano dall’imitazione del personaggio reale. “Cerco i personaggi sui copioni, anche di storie che conosco, penso sia il modo ideale di non speculare sulla realtà, specie così atroce, e sui personaggi reali”, ha dichiarato.
Roma come personaggio laterale
Roma, la città in cui si svolge la vicenda, non è solo un sfondo, ma un personaggio a sé stante. Gabbriellini la descrive come “un personaggio laterale, legato all’intimità”, mentre Lagioia la vede come un caleidoscopio, una città che cambia completamente a seconda dello sguardo attraverso cui viene osservata.
Il titolo La città dei vivi assume un significato diverso a seconda di chi lo interpreta. Per Gabbriellini, “si riferisce a chi resta dopo il delitto. Tutto riparte, tutto vive”. Per Lagioia, invece, ha un retrogusto ambiguo: “Se c’è una città dei vivi ce n’è anche una dei morti, notturna, sotterranea”.
Il film non cerca spiegazioni definitive e non costruisce teorie sul male o sulla società contemporanea. Ha, piuttosto, la “pretesa di riflettere sulla realtà” e riesce a farlo senza essere invadente o morboso. È un film su Luca, certo, ma soprattutto sui vivi: su quello che resta quando il caso giudiziario, la stampa e il clamore si allontanano e rimane la cosa più difficile da raccontare. La vita che continua.
