Il Festival internazionale del giornalismo di Perugia ha vissuto un momento di tensione durante l’intervento di Yoani Sánchez la nota blogger cubana. La sua presenza nella Sala dei Notari è stata interrotta da una trentina di manifestanti filocastristi, membri dell’associazione AsiCuba Umbria, che hanno occupato il palco con bandiere e volantini.
L’episodio è avvenuto il 5 agosto 2026 subito dopo l’introduzione di Mario Calabresi direttore de La Stampa. Mentre Sánchez si preparava a parlare, i manifestanti hanno iniziato a urlare slogan e a distribuire volantini, accusandola di essere sostenuta dall’Occidente. La protesta è durata circa dieci minuti, durante i quali la blogger è rimasta seduta, mantenendo la calma.
La risposta di Yoani Sánchez alla contestazione
Con una frase asciutta, Sánchez ha riportato il confronto sul tema della libertà di espressione“Anche noi a Cuba vorremmo protestare come hanno fatto loro.
È bello vedere gente libera di manifestare e per questo li ringrazio. Le loro proteste rendono più alta la mia voce”. Con ironia, ha aggiunto: “Sono talmente abituata a queste manifestazioni che se non succede nulla finisce che mi annoio”.
Il pubblico ha reagito con applausi lunghi e molte persone si sono alzate in piedi, mostrando sostegno alla blogger. Alcuni giovani sono rimasti nei corridoi per ascoltare fino all’ultima risposta.
La protesta è terminata con i manifestanti che hanno lasciato il palco cantando “Bella ciao”.
Il blog Generazione Y e la voce da Cuba
Yoani Sánchez è diventata famosa grazie al suo blog Generazione Y una finestra digitale aperta da L’Avana che racconta la vita quotidiana sotto il governo cubano. Attraverso il blog, Sánchez ha descritto carenze, controlli, burocrazia e piccoli gesti di resistenza civile. Nel 2008, le autorità cubane hanno filtrato l’accesso al sito dall’isola, ma il blocco è stato aggirato con l’aiuto di lettori e amici che rilanciavano i testi attraverso reti alternative, email e piattaforme straniere.
In pochi anni, Generazione Y è entrato nelle classifiche internazionali dei blog più influenti, trasformando Sánchez in una delle voci più ascoltate del dissenso cubano. Durante l’incontro, ha spiegato: “Non riuscivo a vivere altrove. Ogni volta che mangiavo un piatto di carne pensavo alle privazioni dei miei concittadini. Io voglio essere utile al mio Paese e alla mia gente”.
La vita quotidiana come racconto politico
Sánchez, laureata in Filologia e madre di un figlio diciottenne, ha descritto la propria vita in un appartamento al quattordicesimo piano, con un ascensore malandato e problemi comuni a molti cittadini cubani. Non usa solo categorie politiche, ma racconta dettagli della vita quotidiana come la lavatrice che non funziona, il mercato sotto casa e la difficoltà di reperire beni ordinari, per poi arrivare alla critica del sistema.
Sul potere a L’Avana, la blogger ha usato parole nette: “Il suo è un peccato originale. Raúl non è stato eletto, ha ereditato il potere per questioni di sangue, qualcosa di inimmaginabile nel terzo millennio”. In sala, al termine dell’intervento, qualche nuova contestazione è arrivata sotto forma di domanda, ma l’orientamento del pubblico è apparso chiaro.
Prima dell’arrivo di Sánchez, l’ultima giornata del Festival internazionale del giornalismo era scorsa tra incontri dedicati al mestiere, alla scuola e ai media. Bernardo Valli intervistato da Luisella Costamagna ha richiamato i giornalisti alla necessità di difendere la propria identità professionale. Più leggero il passaggio con Michele Serra e Claudio Bisio in un incontro promosso da Unicef sui rapporti tra genitori e figli. Roberto Ippolito ha presentato il libro “Ignoranti”, citando dati sulla regressione delle competenze linguistiche in Italia.
La chiusura del Festival è stata affidata a Carlo Freccero che ha ragionato sul fenomeno Beppe Grillo e sul Movimento 5 Stelle. Poi, nella Sala dei Notari, è arrivata Sánchez e il Festival ha cambiato tono.
