La fiera della piccola e media editoria Più libri più liberiin programma a Roma nel dicembre 2026, ha introdotto una nuova richiesta per gli espositori: la sottoscrizione di una dichiarazione antifascista. Questa decisione ha scatenato una vivace polemica, con la premier Giorgia Meloni che ha definito la misura come una forma di censura.
La decisione degli organizzatori e la reazione di Meloni
Gli organizzatori della fiera hanno annunciato che, per partecipare all’edizione 2026, le case editrici dovranno firmare un documento che attesti la condivisione dei valori antifascisti alla base della Costituzione italiana. La premier Meloni ha criticato duramente questa scelta, definendola un tentativo di limitare la libertà di pensiero.
“Per partecipare alla fiera della piccola e media editoria Più libri più liberiche si svolgerà a Roma, le case editrici dovranno ottenere quest’anno il patentino antifascistasottoscrivendo un’apposita dichiarazione.
È così che la sinistra concepisce la libertà di pensiero: sei libero, ma solo se dici quello che loro ti permettono di dire, se pensi quello che loro pensano, se leggi quello che loro considerano consono. La cancellazione delle idee non di sinistra, camuffata da lotta antifascista, è un vecchio vizio della sinistra, ma è una storiella alla quale ormai non crede più nessuno. Si chiama, banalmente, censura. E la censura è incompatibile con qualsiasi società democratica”, ha scritto Meloni su X.
Le origini della polemica
La decisione degli organizzatori sembra essere una risposta alle tensioni emerse durante l’edizione 2026 della fiera, quando la presenza della piccola casa editrice di destra Passaggio al Bosco fu duramente contestata da numerosi altri editori. Un gruppo di 89 artisti e intellettuali, tra cui Daria BignardiAlessandro Barbero e Antonio Scuratifirmò una lettera all’Associazione italiana editori (Aie) chiedendo l’esclusione della casa editrice.
In risposta a queste critiche, lo stand di Passaggio al Bosco divenne improvvisamente il più visitato tra i 604 presenti, regalando un successo inaspettato e un’enorme pubblicità involontaria alla casa editrice. Questo episodio ha probabilmente spinto gli organizzatori a introdurre la nuova richiesta di una dichiarazione antifascista.
Le reazioni del mondo politico e culturale
La polemica ha coinvolto anche il mondo politico e culturale. Il capogruppo M5s al Senato Luca Pirondini ha criticato l’intervento di Meloni, definendolo un tentativo di rincorrere posizioni politiche estreme. “Con tutto quello che accade in Italia e nel mondo, Giorgia Meloni non trova di meglio da fare che parlare di una fantomatica ‘censura antifascista’ alla kermesse di Roma”, ha dichiarato Pirondini.
Dall’altra parte, il generale Vannacci ha espresso solidarietà alla premier, affermando che “Non mi piace vivere in un Paese dove per parlare ti devi dichiarare di una parte piuttosto che dell’altra. Non si può condannare una persona per le sue idee, perché la legalità si esplica nell’ambito delle azioni e non dell’opinione, altrimenti dovremmo inventarci la polizia del pensiero di orwelliana memoria”.
L’organizzazione della fiera ha risposto alle critiche, affermando che la decisione di chiedere una dichiarazione antifascista non è una forma di censura, ma un’esigenza di chiarezza e unità tra i diversi attori presenti in fiera. “È un documento basato su riferimenti istituzionali e universali privo di visioni di parte, senza accenni politici e tantomeno legami partitici”, ha dichiarato l’organizzazione.
La presidente della fiera, Annamaria Malatoha invitato la premier Meloni a partecipare all’evento, esprimendo rammarico per la polemica scaturita. “Siamo rammaricati di quanto sta accadendo: l’intervento della presidente del Consiglio e il dibattito generale che ne è scaturito ci inducono ovviamente a un ulteriore attento approfondimento per rispetto istituzionale”, ha concluso Malato.