Hollywood divisa: Ruffalo e Fonda difendono il Primo Emendamento contro Paramount

Mark Ruffalo e Jane Fonda uniscono le forze per difendere il diritto alla libertà di espressione contro Paramount, in una battaglia che coinvolge anche una mega-fusione da 82,7 miliardi di dollari

Hollywood è di nuovo al centro di una tempesta mediatica, questa volta con al centro la libertà di espressione e una delle fusioni più controverse degli ultimi anni. Mark Ruffalo, attore candidato all’Oscar e attivista, si è trovato al centro di una polemica dopo aver criticato pubblicamente l’acquisizione di Warner Bros.

Discovery da parte di Paramount Skydance. A difenderlo è intervenuta Jane Fonda, due volte premio Oscar e fondatrice del Committee for the First Amendment, che ha definito le accuse di antisemitismo rivolte a Ruffalo come una tattica intimidatoria.

Le critiche di Ruffalo e la reazione di Paramount

La polemica è iniziata quando Ruffalo ha condiviso sui social un video di Safra Catz, vicepresidente esecutiva di Oracle, in cui la manager parlava di tecnologia davvero profondamente spaventosa fornita alle forze armate israeliane.

Oracle è di proprietà di Larry Ellison, magnate della tecnologia e padre di David Ellison, amministratore delegato di Paramount Skydance. Ruffalo ha definito Ellison un classico oligarca e ha espresso preoccupazione per la concentrazione di potere mediatico che deriverebbe dalla fusione.

Paramount ha risposto con una dichiarazione in cui ha definito le critiche di Ruffalo come turbate da stereotipi antisemiti affermando di non tollerare pregiudizi di alcun tipo. Ruffalo ha respinto queste accuse, definendole raccapriccianti e fondamentalmente disoneste e ha ribadito il suo impegno per l’umanesimo e la giustizia sociale.

Jane Fonda entra in campo

Martedì scorso, Jane Fonda ha pubblicato una dichiarazione attraverso il Committee for the First Amendment, fondato per combattere le liste nere e l’intimidazione politica. Fonda ha definito le accuse di antisemitismo contro Ruffalo come una diffamazione cinica progettata per silenziare il dissenso. Ha sottolineato che Ruffalo ha il diritto garantito dal Primo Emendamento di esprimersi sulla politica e sulle corporation potenti.

Chiamare antisemita la sua critica è una diffamazione per delegittimare le critiche alla fusione e distrarre dalla domanda a cui Paramount preferirebbe non rispondere ha affermato Fonda. La fusione in questione è una mega-operazione da 82,7 miliardi di dollari, che creerebbe un colosso mediatico senza precedenti, con il controllo su studio cinematografici, network televisivi, piattaforme streaming e testate giornalistiche.

Il sostegno a Ruffalo e le critiche alla fusione

Il sostegno a Ruffalo non si è limitato a Jane Fonda. Hannah Einbinder, star della serie Hacks, e il produttore Bruce Cohen hanno espresso il loro appoggio all’attore, definendo le accuse di antisemitismo come un tentativo di silenziare legittime critiche politiche. Anche diverse organizzazioni, tra cui il Simon Wiesenthal Center e l’Anti-Defamation League, hanno espresso preoccupazione per i commenti di Ruffalo.

Ruffalo si era già schierato pubblicamente contro la fusione ad aprile, insieme all’avvocato Norm Eisen, sollecitando i funzionari statali a far valere le leggi antitrust per bloccare l’operazione. Una lettera aperta organizzata dal Committee for the First Amendment e da altre organizzazioni ha raccolto oltre 5.000 firme, sostenendo che la fusione minaccia la sostenibilità dell’intera comunità creativa.

La controversia continua a ruotare attorno al confronto tra libertà di espressione, accuse di antisemitismo e timori per la concentrazione del potere mediatico legata alla fusione Paramount-Warner Bros Discovery. Una battaglia che vede due icone di Hollywood unite per difendere i principi fondamentali della democrazia e della libertà di parola.

Scritto da Matteo Pellegrino

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