​

Il film Naza, premiato a Venezia, accende la polemica in Israele

Il documentario Naza, premiato a Venezia, rivela il crudo sistema di sorveglianza e intelligenza artificiale che alimenta gli attacchi contro i civili a Gaza, suscitando una forte risposta dal governo israeliano.

Il nuovo documentario Naza è arrivato nelle sale italiane alla fine di settembre, prolungando la programmazione fino al primo ottobre dopo aver registrato un grande afflusso di pubblico. La pellicola, co-diretta da Yuval Abraham e Rachel Szor vincitrice dell’Oscar per No Other Land è stata presentata in concorso alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia 2026 dove ha ricevuto il Premio Speciale della Giuria.

Parallelamente, è stata inserita nella programmazione del New York film festival (25 set-12 ott 2026) e, a partire dal 10 ottobre, sarà trasmessa su Rai Storia.

Il progetto cinematografico e la sua diffusione

Prodotto da The Guardian in collaborazione con JW Films, Naza sarà disponibile gratuitamente sul sito del quotidiano a partire da novembre, parte di un impegno a diffondere il giornalismo indipendente. In Italia la distribuzione è curata da I Wonder Pictures mentre negli Stati Uniti e nel Regno Unito la convola è gestita dalle stesse case produttrici.

Il film, della durata di 80 minuti, si apre con interviste a ventiquattro membri delle forze armate e dei servizi di intelligence israeliani, le cui identità sono protette da coperture visive e vocali.

Le testimonianze sul “campo di battaglia” digitale

Gli intervistati, ripresi da tetti di Tel Aviv nella penombra della notte, descrivono con calma glaciale la logica che guida le operazioni di attacco nella Striscia di Gaza.

Il discorso si concentra sulla costruzione di un “sistema Naza”, definito dal gergo militare come nezek agavi – ossia “danno collaterale”. Secondo gli operatori, i civili palestinesi vengono catalogati come “NAZA” e considerati accettabili da eliminare qualora la loro presenza ostacoli l’eliminazione di un membro di Hamas.

Il funzionamento del sistema di sorveglianza

Il cuore del meccanismo è un algoritmo di intelligenza artificiale denominato Lavender che monitora le comunicazioni telefoniche dei palestinesi. Una volta intercettati i dispositivi, il software confronta parole chiave, frequenze di contatto e movimenti fisici, e assegna una probabilità di appartenenza a Hamas. Quando l’indice supera una soglia predefinita, il bersaglio è inserito in una lista di “priorità”. A quel punto, un’applicazione di calcolo stima quanti civili abitano l’edificio o la stanza, valutando se l’attacco è “giustificabile” secondo i criteri militari.

Precisione e margine d’errore

Secondo le dichiarazioni dei soldati, il margine di errore del sistema è valutato intorno al 15 percento; tuttavia le decisioni operative richiedono interventi umani minimi. Alcuni intervenuti hanno ammesso di aver accettato la possibilità di colpire centinaia di civili senza ulteriori verifiche, giustificando l’azione con la logica che “se i civili non si spostano, è colpa loro”. Altri hanno espresso rimorso, definendo la procedura una “catena di montaggio” o un “videogioco”.

Reazioni politiche e censura in Israele

Il governo israeliano ha reagito con veemenza: il primo ministro Benjamin Netanyahu ha definito il film una “bugia del secolo” e ha difeso l’esercito, sostenendo che “fa più di chiunque altro per evitare vittime civili”. Il ministro della Cultura, Miki Zohar ha denunciato il documentario come tradimento e ha chiesto la revoca immediata della cittadinanza dei registi. Parallelamente, l’IDF ha avviato un’indagine interna per verificare la possibile diffusione di materiale classificato.

Minacce e censura

Le autorità israeliane hanno minacciato di revocare la cittadinanza a Yuval Abraham e Rachel Szor mentre gruppi di estrema destra hanno inviato minacce di morte ai due registi. In risposta, tutti i cinema israeliani hanno rifiutato di proiettare Naza. La pressione si è estesa anche alla diffusione online: le piattaforme locali hanno bloccato i link al film, mentre su scala internazionale il documentario è stato inserito nella sezione “giustizia” del sito di The Guardian con l’obiettivo di renderlo visibile al pubblico israeliano.

Scritto da Chiara Lombardi

Ottobre 2026: nuove uscite streaming e grandi ritorni

Premierà “Digger” a Los Angeles: Tom Cruise preannuncia un film da guardare più volte