Un'indagine della procura di Roma riguarda presunti tentativi di condizionare l'esame della Corte dei Conti sul progetto del ponte sullo Stretto. Le intercettazioni citano l'ex presidente aggiunto Tommaso Miele, imprenditori e un avvocato, con promesse di incarichi futuri e scambi di documentazione riservata.
La procura di Roma ha avviato accertamenti sui contatti tra un ex presidente aggiunto della Corte dei Contiun avvocato e un imprenditore nell’ambito dell’esame di legittimità relativo al progetto del Ponte sullo Stretto. Le indagini, delegate ai Carabinieri del Ros, hanno portato a perquisizioni e al sequestro di dispositivi elettronici e documenti nelle province di Roma, Reggio Calabria e Frosinone.
I magistrati indagano per i reati di corruzione e rivelazione del segreto d’ufficioipotizzando che gli indagati abbiano cercato di condizionare l’orientamento della Corte nella valutazione del progetto definitivo dell’opera. Coinvolti nel procedimento risultano, oltre all’ex magistrato in quiescenza dal febbraio scorso, un avvocato con precedenti rapporti con la società incaricata del progetto e un imprenditore legato ad associazioni regionali.
Nelle conversazioni citate nel decreto di perquisizione l’ex presidente aggiunto riferisce di una significativa spaccatura interna durante la camera di consiglio che ha esaminato la delibera sul ponte: «hanno avuto una spaccatura interna pazzesca… e lui se n’è andato per non votare», è registrato in un colloquio avvenuto il 31 ottobre 2026, due giorni dopo la prima decisione. In altri passaggi l’interlocutore descrive la situazione come «in salita» e parla di un atto di rigetto del 29 ottobre e di un successivo provvedimento di rigetto del 17 novembre, considerato dall’ex magistrato una «logica conseguenza» delle scelte già compiute.
Secondo l’accusa, il magistrato avrebbe avuto accesso a documenti dell’istruttoria e ne avrebbe riferito agli esterni, offrendo aggiornamenti continui sull’andamento dell’esame. In una delle intercettazioni l’ex presidente aggiunto dichiara di aver predisposto un report da consegnare a privati interessati all’opera, affermando: «l’importante che tu dai comunque il report… che io sto sul pezzo… noi stiamo sul pezzo». Questo passaggio viene interpretato dagli inquirenti come prova di un flusso informativo riservato verso soggetti esterni alla Corte.
Gli atti ricostruiscono anche la dinamica delle offerte di sostegno futuro: l’ex magistrato avrebbe manifestato interesse per cariche apicali in enti pubblici dopo il pensionamento, auspicando nomine come la presidenza dell’Antitrust o incarichi in società partecipate. I due indagati non solo avrebbero garantito disponibilità a utilizzare le proprie relazioni per favorire tali sbocchi professionali, ma avrebbero anche promesso di presentarlo a esponenti politici durante eventi pubblici, citando un concerto a Montecitorio come occasione d’incontro.
Il rapporto tra l’ex presidente e l’imprenditore è descritto negli atti come particolarmente stretto: oltre allo scambio di informazioni sulla procedura, emergono richieste private come l’indicazione di architetti di fiducia per lavori personali, a ulteriore testimonianza di una relazione che mescola interessi pubblici e privati.
La società che gestisce il progetto si è dichiarata estranea ai fatti e disponibile a collaborare alle indagini, mentre in ambito politico le opposizioni hanno sollevato dubbi sull’opacità che circonda il progetto e sui possibili intrecci tra interessi privati e decisioni istituzionali. Alcuni esponenti hanno collegato l’inchiesta alle critiche già mosse al piano per i costi e alla presunta inutilità dell’opera, alimentando un dibattito politico sul futuro del progetto.
Al momento le indagini proseguono con l’analisi dei materiali sequestrati e l’approfondimento delle conversazioni intercettate. Gli inquirenti stanno verificando il perimetro delle comunicazioni e il ruolo effettivo di ciascun indagato nella presunta condotta finalizzata a condizionare l’esame di legittimità della Corte dei Conti.