Valter Lavitola ha confessato di essere il mandante dell’attentato compiuto nell’ottobre del 2026 contro il giornalista Sigfrido Ranucci, conduttore della trasmissione di Rai 3 Report. La confessione è stata comunicata dal suo avvocato Sergio Cola, che ha spiegato che Lavitola avrebbe organizzato l’attentato per far assegnare a Ranucci una scorta più consistente e quindi proteggerlo da eventuali vere aggressioni.
Lavitola è stato interrogato per oltre cinque ore dal giudice per le indagini preliminari nel carcere di Rebibbia. Secondo l’avvocato Cola, Ranucci aveva all’epoca una protezione composta solamente da due uomini. Lavitola avrebbe organizzato l’attentato perché, secondo il suo modo di vedere, gli attentatori erano pericolosissimi e la scorta doveva essere aumentata. Dopo l’attentato, la scorta di Ranucci è stata più che raddoppiata, passando da due a otto agenti con una protezione a ferro di cavallo.
I dettagli dell’attentato e le indagini
Nell’attentato dell’ottobre del 2026 venne fatta esplodere una bomba rudimentale fuori da casa di Ranucci a Campo Ascolano, una frazione del comune di Pomezia, vicino a Roma. Vennero distrutte due auto di Ranucci, ma non ci furono feriti. A fine giugno erano state arrestate quattro persone con l’accusa di aver compiuto materialmente l’attentato. Lavitola è stato indagato con l’accusa di esserne il mandante.
Secondo la procura di Roma, Lavitola avrebbe incaricato un dipendente del suo ristorante, Clesio Tavares Gomes, di origini camerunensi, di trovare qualcuno in grado di recuperare esplosivi e farli esplodere fuori dalla casa di Ranucci. Poi avrebbe fatto partire Gomes per il Camerun. Gomes, ora latitante, è tra gli indagati. Lavitola ha detto che Gomes non è in Camerun perché è fuggito, ma perché doveva curare dei propri affari lì.
Le rivelazioni di Lavitola
Valter Lavitola ha affermato di non aver ordinato l’esplosione dell’ordigno, bensì l’esplosione di alcuni colpi di pistola. Nonostante la modalità differente, Lavitola ha ritenuto la bomba un atto dimostrativo valido. Il suo piano originale prevedeva infatti l’esplosione di quattro o cinque colpi di arma da fuoco diretti verso il muro di cinta della villetta di Pomezia, dove risiede il conduttore della trasmissione Report.
Dall’ordinanza cautelare sono emersi dettagli fondamentali relativi ai commenti degli esecutori materiali che hanno piazzato l’ordigno all’esterno della casa del giornalista. Gli indagati, intercettati all’interno del carcere di Rebibbia, avevano mostrato preoccupazione e giubilo scoprendo le scelte difensive del loro presunto mandante.
La posizione di Ranucci e il suo futuro in Rai
Le complesse ripercussioni dell’intricata vicenda giudiziaria e investigativa si stanno riflettendo pesantemente anche sul piano politico e mediatico. La posizione di Ranucci all’interno del servizio pubblico Rai è finita al centro di un acceso dibattito e di aspre polemiche che ne chiedono la sospensione.
Ranucci ha espresso sui social il proprio stato d’animo paragonando la complessa situazione a quella storicamente vissuta da altre note figure della storia italiana, suscitando le immediate reazioni critiche di diversi esponenti di governo, a partire da Matteo Salvini. Ciononostante, Ranucci ha confermato la sua ferma intenzione di non fare alcun passo indietro e di voler rimanere saldamente alla guida del programma d’inchiesta.
L’avvocato di Ranucci, Roberto De Vita, ha commentato dicendo che la confessione di Lavitola «lascia sgomenti e conferma il delirante teatro della follia» anche perché, ha aggiunto, Ranucci aveva già una scorta dal 2026 confermata negli anni «per la gravità delle minacce ricevute e rigorosamente valutate dal ministero dell’Interno».
