Mel Gibson licenziato dal sequel di Galline in fuga

Dopo le recenti accuse di antisemitismo da parte di Winona Ryder, l’attore non doppierà più Rocky Bolboa, il gallo protagonista del cartoon.

A 20 anni dalla sua prima uscita, il film d’animazione Galline in fuga avrà un sequel ma senza più Mel Gibson a prestare la voce per l’aitante gallo Rocky Bolboa, il personaggio principale del cartoon, di cui tutte le galline si innamorano.

L’annuncio dell’esclusione di Gibson dal cast dei doppiatori del sequel lo ha dato Netflix pochi giorni fa, dopo le accuse di antisemitismo e omofobia che sono state mosse a Gibson da parte di Winona Ryder, l’attrice ritornata alla ribalta con la serie tv Stranger Things dopo il suo clamoroso arresto per taccheggio in un grande magazzino di Beverly Hills, a Los Angeles nel 2001.

Un episodio di 15 anni fa

Rispondendo alle domande di un giornalista del Sunday Times che le chiedeva se avesse mai avuto esperienze antisemite nel mondo del cinema, la Ryder, di origini ebraiche da parte di padre, ha tirato in ballo uno spiacevole incontro con Gibson di 15 anni prima, quando l’uomo era all’apice del successo.

Eravamo a un party, parlavamo del più e del meno quando Gibson, con il sigaro in bocca, rivolgendosi a un mio caro amico omosessuale gli ha detto -Ehi, non è che con te rischio di prendermi l’Aids? -, poi rivolgendosi a me, mi ha chiesto se ero una oven dodgen“, termine volgare e dispregiativo per indicare gli ebrei mandati nei forni crematori dai nazisti durante la Seconda Guerra Mondiale.

Una pessima reputazione

L’attore si è difeso dicendo che la Ryder ha mentito, ma i danni sono stati già fatti anche perché non è la prima volta che finisce nei guai. Per esempio nel 2006, dopo essere stato arrestato per guida in stato di ebbrezza, aveva dichiarato con la voce impastata di alcool che gli ebrei erano responsabili di tutte le guerre del mondo.

E poi, rivolto al poliziotto che lo aveva fermato: “Lei non è ebreo, vero?”. Nel 2011, il tribunale di Los Angeles lo ha condannato a sei mesi di libertà condizionale e a 52 sedute di terapia psicologica per violenza domestica nei confronti dell’ex compagna Oksana Grigorieva, pianista russa che prese a pugni e tentò di strangolare.

Sono in molti a sostenere che l’antisemitismo dell’attore è scritto nel patrimonio genetico della sua famiglia. Il padre Hutton, morto di recente a 101 anni, era un estremista cattolico molto critico nei confronti della Chiesa moderna, finito più volte al centro di aspre polemiche per aver dichiarato che l’Olocausto era un’invenzione.

Il sequel del riscatto

Anche se è nella bufera, l’attore, premio Oscar per Braveheart- Cuore intrepido del 1996 e una nomination alla regia per Hacksaw Ridge del 2017, si sta preparando a La Resurrezione, il sequel de La passione di Cristo, uno dei più grandi e controversi successi dell’attore-regista proprio per la sua interpretazione antiebraica della morte e della crocifissione di Gesù.

Anche se il sequel è ancora in fase di pre produzione, la trama è nota e racconterà in maniera minuziosa i tre giorni che vanno dalla sua Crocifissione alla resurrezione. Il cast è già stato annunciato e comprenderà gli stessi attori del film precedente, tra i quali Jim Caviezel nel ruolo di Gesù, Maia Morgensten in quello di Maria e Hristo Jivkov nei panni dell’apostolo Giovanni.

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