Mostra del Cinema di Venezia 2026: I film fuori concorso da non perdere

La Mostra del Cinema di Venezia 2026 presenta undici film fuori concorso che spaziano tra thriller, storie d'autore e opere di registi italiani come Giovanni Veronesi, Gianni Amelio e Mario Martone.

La Mostra del Cinema di Venezia 2026 si arricchisce di undici titoli nella sezione Fuori Concorso fiction, presentati al Lido per offrire un panorama variegato del cinema contemporaneo. Tra autori internazionali, generi diversi e tre registi italiani, la selezione promette di esplorare temi come la memoria, la fede, il dolore e i legami familiari.

La sezione Fuori Concorso fiction si conferma un luogo di libertà narrativa, capace di accogliere opere difficili da incasellare, storie politiche e lavori firmati da nomi di spicco. Dagli affreschi storici ai thriller, dai road movie alle storie intime, i film presentati offrono una mappa ampia e variegata del cinema attuale.

Autori internazionali e thriller d’autore

Tra i titoli più attesi figura The Basics of Philosophy di Paul Schrader, con Jack Huston e Sofia Boutella.

Huston interpreta un professore universitario che si ritrova a fronteggiare un episodio del passato, riaprendo una ferita rimasta sepolta per anni. Un bon avocat di Tristan Séguéla, con Laurent Lafitte e Mélanie Laurent, racconta invece la storia di un avvocato brillante ma dipendente dalla cocaina, aiutato da un giovane stagista meno ingenuo di quanto sembri.

Il programma internazionale include anche Let Us Through Dear Ancestors di Lav Diaz, ambientato nelle Filippine durante la colonizzazione spagnola.

Il film esplora la costruzione di chiese cattoliche e infrastrutture imposte dai colonizzatori, con un’attenzione particolare alle vite dei filippini coinvolti in lavori durissimi. Il thriller entra in scena con Arrested Memory del giapponese Sabu, centrato su un investigatore che sta perdendo la memoria mentre indaga sul rapimento del figlio di un ricco imprenditore nipponico attivo a Taipei.

Tensione politica e storie di memoria

La tensione politica attraversa Jupiter di Alexandre Smia, con Denis Ménochet e André Dussollier, che racconta di un presidente francese messo di fronte a una crisi estrema dopo un ultimatum nucleare della Russia contro la Francia. Un soggetto che, nel clima internazionale attuale, arriva al Lido con un’evidente risonanza. Cambia registro A Place to Be di Kornél Mundruczó, interpretato da Ellen Burstyn, 92 anni, insieme a Taika Waititi e Pamela Anderson. Il film segue l’amicizia inattesa tra una donna anziana e un uomo maturo, in viaggio da Chicago a New York per restituire al proprietario Intruder, un piccione da gara smarrito.

Action, guerra e vendette

La vena action passa da Father Joe di Barthélémy Grossmann, scritto da Luc Besson, che mescola ritmo da cinema pop e ironia nera. Al centro c’è un prete vendicatore, una sorta di Robin Hood in tonaca, che deruba i narcotrafficanti per aiutare i poveri. Kiefer Sutherland interpreta il sacerdote protagonista, mentre Al Pacino veste i panni di un potente boss della droga. Guarda invece alla guerra recente No Paradise If You Are Killed by a Woman di Halkawt Mustafa, regista curdo-iracheno. Il film è ambientato durante l’assedio di Mosul e segue una cecchina peshmerga, emigrata in Svezia e tornata a combattere per ritrovare la sorella rapita dall’Isis.

I registi italiani al Lido

La pattuglia italiana si apre con Dio ride di Giovanni Veronesi, interpretato da Pierfrancesco Favino, Silvio Orlando, Alma Noce, Francesco Gheghi, Maurizio Lombardi, Paolo Rossi e Carlo Cecchi nel ruolo di Papa Innocenzo X. Ambientato nel Seicento, il film racconta Fra Leopoldo da Casamacchia, un frate che predica un Dio vicino agli uomini, capace persino di ridere con loro. Per la Chiesa ufficiale, però, quella visione diventa eresia, fino al giudizio dell’Inquisizione e a un confronto che mette in crisi certezze radicate.

Con Nessun dolore Gianni Amelio porta al Lido una storia ambientata a Roma, con Alessandro Borghi nei panni di un libraio travolto dalla morte di un giovanissimo immigrato clandestino. Da quel lutto nasce una deriva personale, fatta di senso di colpa, accoglienza e smarrimento, fino a una casa che si riempie di immigrati e a un finale aperto alla speranza. Nel cast anche Valeria Golino e Valerio Mastandrea, presenze che danno ulteriore peso a un racconto costruito su fragilità molto concrete.

Chiude il trittico italiano Scherzetto di Mario Martone, con Toni Servillo, ambientato quasi interamente in un appartamento di Napoli. Il protagonista è un illustratore di successo che torna nella sua città per occuparsi del nipotino di cinque anni, vivace e ingombrante quanto basta per incrinare abitudini e difese. La convivenza forzata diventa così un ritorno sui propri passi: il passato, il tempo che passa, i fantasmi della memoria. Tutto dentro poche stanze, ma con lo sguardo rivolto molto più lontano.

Scritto da Edoardo Marchesi

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