Mostra del Cinema di Venezia: Venice4Palestine chiede la bandiera palestinese al Lido

A un anno dal primo appello, Venice4Palestine torna a chiedere alla Biennale di Venezia azioni concrete per la Palestina, tra cui l’esposizione della bandiera palestinese al Lido durante la Mostra del Cinema.

Il collettivo Venice4Palestine ha lanciato un nuovo appello alla Biennale di Venezia e alla Mostra internazionale d’arte cinematografica chiedendo azioni concrete a sostegno della Palestina durante il festival. Tra le richieste principali, l’esposizione della bandiera palestinese al Lido, in occasione della presenza in selezione ufficiale di due film palestinesi: Al Mowaten Osama di Ahmed Hassouna e Hiwar ma’ albahr di Muayad Alayan.

L’iniziativa arriva a un anno dal primo documento pubblico del collettivo e vede tra i firmatari nomi illustri come la scrittrice francese Annie Ernaux il musicista Roger Waters e il regista italiano Matteo Garrone. Il messaggio è chiaro: oltre alle dichiarazioni di solidarietà, servono gesti concreti e riconoscibili.

Le richieste di Venice4Palestine alla Biennale di Venezia

Il collettivo chiede alla Biennale e agli operatori del settore di sospendere accordi con enti e istituzioni legati al governo israeliano, promuovendo maggiore trasparenza lungo tutta la filiera cinematografica.

Tra le altre richieste, la creazione di strumenti di tutela per i professionisti che decidano di dissociarsi da tali rapporti, per proteggerli da possibili pressioni lavorative o contrattuali.

Venice4Palestine sottolinea che il boicottaggio culturale non è rivolto agli artisti israeliani in quanto tali, ma alle strutture considerate parte di una rete di complicità con il governo israeliano. Una distinzione importante, secondo i promotori, per rispondere alle critiche che spesso accompagnano iniziative simili.

I film palestinesi in selezione ufficiale

La presenza dei due film palestinesi al Lido rappresenta un’occasione per trasformare la solidarietà in pratiche riconoscibili. Al Mowaten Osama di Ahmed Hassouna racconta la storia di un fotografo che documenta la guerra a Gaza, mentre Hiwar ma’ albahr di Muayad Alayan è ispirato a fatti reali e personali, con al centro un sessantenne costretto a saldare un debito previdenziale intestato al figlio annegato nel Mar Rosso.

Secondo Venice4Palestine, la proiezione di queste opere non dovrebbe restare un fatto solo artistico, ma diventare un’occasione per assumersi responsabilità pubbliche. Il collettivo invita i lavoratori del cinema a partecipare a un panel intitolato Eppure Gaza continua a bruciare – a cosa serve vedere se non ad agire? in programma l’8 settembre alla Casa degli Autori.

Le reazioni e le aspettative

Al momento, non risultano risposte ufficiali della Biennale di Venezia alle richieste contenute nel nuovo appello. Sarà interessante vedere se l’organizzazione deciderà di intervenire pubblicamente, se lascerà spazio a eventuali iniziative individuali degli artisti o se manterrà una linea di neutralità istituzionale.

Intanto, il documento circola tra addetti ai lavori e sostenitori della campagna. Per Venice4Palestine, la presenza dei film di Hassouna e Alayan rappresenta un passaggio concreto da cui partire: non solo la proiezione di opere palestinesi, ma un’occasione per interrogare l’intero sistema culturale. Al Lido, dove ogni immagine pesa, anche una bandiera può diventare una presa di posizione.

Scritto da Matteo Pellegrino

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