Nucleare in Italia: la svolta con i piccoli reattori modulari

Il governo italiano punta sui piccoli reattori modulari per rilanciare il nucleare. Scopri i dettagli di questa rivoluzione energetica.

Il governo italiano ha approvato un disegno di legge delega che potrebbe segnare il ritorno del nucleare nel nostro Paese. Dopo decenni di dibattiti e referendum, la tecnologia nucleare sta vivendo una rinascita grazie ai Small Modular Reactors (SMR) reattori di piccole dimensioni che promettono di essere più sicuri ed efficienti rispetto alle centrali tradizionali.

La storia del nucleare in Italia è lunga e complessa. Dopo il disastro di Chernobyl nel 1986, un referendum nel 1987 sancì la fine del nucleare civile nel nostro Paese. Nel 2011, un altro referendum confermò questa scelta, escludendo il nucleare dai piani energetici futuri. Tuttavia, la crisi energetica e la necessità di ridurre le emissioni di CO2 hanno riaperto il dibattito.

I piccoli reattori modulari: una rivoluzione tecnologica

Gli SMR rappresentano una svolta tecnologica rispetto alle centrali nucleari tradizionali.

Questi reattori, con potenze inferiori ai 300 megawatt, possono essere costruiti in fabbrica e trasportati sul sito di installazione, riducendo i tempi e i costi di costruzione. Inoltre, la loro dimensione ridotta li rende più adatti a essere installati vicino a zone industriali ad alto consumo energetico.

Attualmente, ci sono pochi SMR attivi nel mondo, ma la tecnologia è in rapida evoluzione. In Russia e Cina ci sono già alcuni prototipi dimostrativi, mentre in Europa e negli Stati Uniti i progetti sono ancora in fase di sperimentazione.

L’Agenzia internazionale per l’energia atomica (AIEA) ha censito circa 80 progetti in via di sviluppo, ma la maggior parte delle aziende coinvolte è in attesa delle autorizzazioni per sperimentare i loro prototipi.

I vantaggi degli SMR

Gli SMR offrono numerosi vantaggi rispetto alle centrali tradizionali. Innanzitutto, il loro costo ridotto mentre una centrale nucleare tradizionale può costare tra i 10 e i 15 miliardi di euro, un SMR potrebbe costare tra gli 1,5 e i 3 miliardi di euro. Inoltre, i tempi di installazione potrebbero essere dimezzati, riducendo ulteriormente i costi.

Un altro vantaggio è la flessibilità di installazione. Gli SMR possono essere costruiti in serie e trasportati in container, permettendo di aggiungere moduli aggiuntivi in caso di necessità di maggiore potenza. Questo li rende ideali per integrare le fonti di energia rinnovabile e garantire un approvvigionamento energetico stabile.

Le sfide future

Nonostante i vantaggi, ci sono ancora molte sfide da affrontare. Innanzitutto, la tecnologia degli SMR è ancora in fase di sperimentazione e i prototipi attuali costano molto di più rispetto alle stime teoriche. Inoltre, la resistenza dei territori è una questione cruciale. La gestione delle scorie radioattive e la scelta dei siti di installazione sono temi che richiedono un ampio consenso pubblico.

Il governo italiano ha mostrato interesse per gli SMR, con l’obiettivo di installare una ventina di reattori entro il 2050 per coprire circa il 10% del fabbisogno elettrico nazionale. Tuttavia, la piena maturità commerciale degli SMR in Europa è prevista tra una decina di anni, il che rende le tempistiche molto strette.

La tecnologia degli SMR offre opportunità uniche per garantire un approvvigionamento energetico sicuro e sostenibile, ma è necessario affrontare le sfide tecnologiche e politiche per realizzare questo obiettivo.

Scritto da Edoardo Marchesi

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