Nucleare sostenibile in Italia: cosa prevede la legge delega e quando arriveranno gli Smr

La Camera ha approvato in prima lettura la legge delega sul nucleare sostenibile con 155 voti favorevoli; il testo punta su Smr e Amr, prevede decreti entro dodici mesi e stima i primi reattori operativi intorno al 2034-2035.

La Camera dei deputati ha approvato in prima lettura il disegno di legge delega per il nucleare sostenibilecon il risultato di 155 voti favorevoli, 86 contrari e 8 astenuti; ora il testo passa al Senato per il voto definitivo. Il provvedimento dà mandato al governo di definire, entro dodici mesi dall’entrata in vigore, i decreti attuativi che disciplineranno la costruzione, l’esercizio e la gestione degli impianti di nuova generazione, oltre alla ricerca sulla fusione e alla gestione dei rifiuti radioattivi. Il ministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, ha sottolineato che l’obiettivo è fornire un quadro giuridico capace di assicurare l’energia necessaria per le prossime decadi e che i primi impianti potrebbero essere operativi intorno al 2034-2035.

Obiettivi numerici e ruolo nel mix energetico nazionale

Il testo e le linee guida indicate dal Ministero puntano a inserire il nucleare come complemento delle rinnovabili per ottenere una generazione elettrica più stabile e programmabile. Nel Piano nazionale integrato energia e clima era stata ipotizzata una quota del nucleare compresa tra l’11% e il 22% del mix, mentre l’attuale indirizzo tecnico-politico cita l’obiettivo di circa 8 gigawatt entro il 2050corrispondenti a poco più dell’11% del fabbisogno stimato. Queste cifre sono indicative: il numero finale di unità dipenderà dalla domanda, dalle tecnologie selezionate, dai costi e dall’accettazione sociale. Il disegno di legge prevede anche misure per favorire la partecipazione dell’industria italiana alla filiera tecnologica e per prevedere forme di compensazione per i territori che ospiteranno gli impianti.

Tempi e procedure previste

Secondo la delega, il governo dovrà adottare i decreti entro dodici mesi dall’entrata in vigore della legge: lì saranno fissati i criteri per le autorizzazioni, la sicurezza nucleare, la disciplina dei rifiuti e le modalità di partecipazione del settore privato. Il ministro ha indicato come possibile orizzonte temporale per i primi impianti il biennio 2034-2035mentre altre tecnologie più avanzate potrebbero arrivare solo nella seconda metà del decennio successivo. Tra le richieste tecniche c’è la necessità di garantire i massimi standard di sicurezza, semplificare i procedimenti autorizzativi e assicurare che progetti e gestori siano in grado di coprire i costi di costruzione, gestione e smantellamento.

Tecnologie previste: Smr, Amr e micro-reattori

Il disegno di legge privilegia le tecnologie modulari: i Small Modular Reactor (Smr) e gli Advanced Modular Reactor (Amr). Gli Smr sono reattori di potenza ridotta — generalmente sotto i 300 megawatt — progettati per essere prodotti in serie, trasportati e assemblati sul sito, con tempi di realizzazione più rapidi rispetto alle centrali tradizionali e una maggiore flessibilità d’uso, che include produzione di elettricità, calore industriale e idrogeno a basse emissioni. Gli Amrinvece, rappresentano tecnologie di quarta generazione che possono adottare refrigeranti non convenzionali (sali fusi, sodio, piombo) e mirano a un utilizzo più efficiente del combustibile e a una riduzione dei rifiuti ad alta attività, ma richiedono ancora fasi di sviluppo e autorizzazione più lunghe.

Applicazioni navali e modularità industriale

Una delle novità emerse nel dibattito riguarda l’ipotesi di installare unità di piccola taglia su navi mercantili: si parla di reattori da circa 10-15 megawatt che potrebbero alimentare rotte commerciali o servire porti e utenze remote. Sul piano industriale si punta alla produzione in serie dei moduli, con componenti che possono avere dimensioni simili a container e essere assemblati in cantiere; questo modello favorisce economie di scala e una catena di montaggio distribuita. Sono già nate società e alleanze tra aziende italiane per valutare le tecnologie più adatte al contesto nazionale e per partecipare a progetti europei sugli Smr.

Restano aperti nodi non secondari: la gestione dei rifiuti storici, la scelta dei siti idonei su cui candidarsi, la necessità di trasparenza sul consenso delle comunità locali e il coordinamento delle risorse finanziarie. A livello europeo, inoltre, sono previste forme di flessibilità fiscale per investimenti in sicurezza energetica, che possono sostenere le spese infrastrutturali nei prossimi anni. Il percorso legislativo e tecnico è avviato, ma tra norme, autorizzazioni e realizzazioni pratiche la trasformazione del sistema energetico richiederà ancora anni di lavoro e decisioni strategiche.

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Matteo Pellegrino

Matteo Pellegrino ha organizzato una sfilata pop-up nei vicoli del Quartieri Spagnoli per promuovere giovani designer; è editorialista moda che cura rubriche su artigianato e tendenze locali. Nato a Napoli, conserva bozze di pattern e appunti presi nelle sartorie di via Toledo.