Peter Jackson a Cannes: la masterclass, i ricordi e l’avvertimento sull’intelligenza artificiale

Peter Jackson ripercorre la propria storia artistica davanti al pubblico di Cannes tra ironia, ricordi di set e un monito sul futuro dell'intelligenza artificiale nel cinema

Il 13/05/2026, alla cerimonia di apertura del Festival di Cannes, il pubblico ha tributato una lunga ovazione a Peter Jackson, presente per ritirare la Palma d’Oro onoraria. L’immagine del regista neozelandese accolto in sala Debussy, accompagnato dalla famiglia e salutato dagli applausi, ha subito messo in luce un contrasto: quello tra la statura di autore monumentale e l’atteggiamento di chi conserva la gioia curiosa del principiante.

In quei momenti Jackson ha intrecciato ricordi personali, battute autoironiche e riflessioni professionali che hanno offerto al pubblico una visione intima del suo percorso artistico.

La conversazione, guidata dal direttore artistico Thierry Fremaux, ha messo in scena non solo la carriera ma anche i piccoli inizi: il regalo di una camera super8, i cortometraggi nel weekend e il primo lungometraggio di genere horror. Con un tono colloquiale, Jackson ha ricordato film come Bad Taste (noto in Italia come Fuori di testa) e le prime prove tecniche che lo hanno formato.

Questo approccio dimostra come l’origine pratica e sperimentale abbia contribuito a costruire la sua capacità di affrontare progetti monumentali, senza perdere la leggerezza che contraddistingue il suo racconto.

Un omaggio alla carriera e al metodo

La presentazione a Cannes ha incluso un montaggio che ha ripercorso tappe fondamentali della produzione di Il Signore degli Anelli, con riferimenti alla musica e alle influenze che hanno accompagnato il regista. Durante la masterclass è emersa la convinzione che la fortuna e l’ingenuità possono essere risorse: Jackson ha ammesso che la mancanza di esperienza hollywoodiana ha permesso al team di affrontare un’impresa che, con eccessiva prudenza, forse non sarebbe mai partita.

L’idea che il lavoro sia frutto di una comunità creativa è stata ribadita più volte, sottolineando la centralità della collaborazione nel cinema su larga scala.

Dietro le quinte: scelte tecniche e numeri

Nel raccontare la genesi della trilogia, Jackson ha citato episodi concreti di produzione: l’uso massiccio dei computer durante le lavorazioni, la necessità di preservare risorse umane e materiali e la conta dei giorni di riprese, ricordando con precisione i 438 giorni sul set per il progetto che lui stesso definisce “il film della vita”. Questi dettagli tecnici sono stati proposti non come cifra esibita, ma come testimonianza del processo complesso che trasforma un’idea in pellicola, dove il lavoro di squadra e l’ingegno pratico spesso decidono il successo artistico e commerciale.

Gollum, attori e il valore della performance

Un passaggio emotivo della serata è stato dedicato alla figura di Gollum e all’attore Andy Serkis: Jackson ha difeso con forza l’umanità della performance che stava dietro alla creatura, ricordando come la tecnica del motion capture sia stata al servizio di un’interpretazione umana e non semplice artifizio digitale. Nel suo racconto è emerso il rimpianto per un riconoscimento tardivo nei confronti di Serkis, insieme alla rivendicazione del valore dell’attore come nucleo centrale della creazione cinematografica, anche quando la sua immagine viene trasformata dalla tecnologia.

Il ruolo del cast e la consegna della Palma

La consegna della Palma d’Oro onoraria da parte di Elijah Wood, memorabile interprete di Frodo, ha trasformato la sala in un momento di commozione collettiva. Jackson ha sottolineato l’importanza della fiducia reciproca sul set: ha raccontato come ascoltasse tecnici e interpreti, appropriandosi infine delle migliori idee per costruire il film. Questo racconto ha evidenziato il ruolo del cast non come semplice esecutore, ma come motore creativo capace di contribuire in modo decisivo alla costruzione del mondo cinematografico.

Tecnologia, intelligenza artificiale e responsabilità

Tra gli argomenti più discussi c’è stato il tema dell’Intelligenza artificiale: Jackson si è mostrato possibilista rispetto al suo utilizzo in ambito cinematografico, ma ha lanciato un avvertimento netto, confessando che l’IA «distruggerà il mondo» in un senso drammatico se non verrà regolata. Ha poi insistito sull’importanza di tutelare i diritti degli attori: una replica digitale di un interprete, a suo avviso, deve essere autorizzata e regolata, mentre l’uso illecito dell’immagine diventa un problema etico e legale da affrontare con urgenza.

La serata a Cannes ha quindi ricomposto l’immagine di un autore che, nonostante la statura internazionale e i riconoscimenti come il titolo di baronetto, mantiene una semplicità narrativa e affettiva. Jackson ha parlato anche del futuro dell’universo tolkeniano, con progetti che continuano a svilupparsi e con il lavoro annunciat o su titoli come Il Signore degli Anelli: Caccia a Gollum, atteso per fine 2027. Alla fine, l’impressione trasmessa è quella di un regista che sa ridere di sé stesso, ma che non rinuncia a mettere al centro la dimensione umana del cinema.

Scritto da Camilla Fiore

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