Alla fine di agosto la Rai ha comunicato a Sigfrido Ranucci la cessazione della sua conduzione del programma di punta Report. La notizia, trasmessa mediante una comunicazione aziendale, è stata accolta dal giornalista con una dichiarazione di lotta per la libertà di stampa e la decisione di non considerare la vicenda chiusa.
Da quel momento Ranucci ha intrapreso una procedura d’urgenza davanti al Tribunale del Lavoro di Roma, presentando un ricorso ex art. 700 cpc. L’istanza, depositata il 15 settembre, chiede sia la sospensione del provvedimento di rimozione sia il suo reintegro come autore e conduttore di Report entro il 8 novembre, data prevista per la prima puntata della nuova stagione.
Il ricorso urgente al Tribunale del Lavoro di Roma
Il ricorso è stato redatto da un team di giuslavoristi guidato da Franco Focareta, Franco Scarpelli e l’avvocato Stefano Rossi, tutti operanti all’interno dello Studio Devitalaw sotto la coordinazione di Roberto De Vita.
Nelle quaranta-tre pagine presentate, la difesa evidenzia la carenza di motivazioni nella decisione della Rai, l’inconsistenza giuridica dell’atto e il demansionamento subito dal giornalista.
Le motivazioni evidenziate nella domanda
Secondo gli avvocati, la Rai ha giustificato la rimozione con termini generici – “situazione di incompatibilità”, “pressioni sulla redazione”, “opacità e interferenze” – senza mai indicare un singolo fatto concreto imputabile a Ranucci. La difesa sottolinea inoltre che la comunicazione del 28 agosto è stata seguita da una fase di richieste di chiarimenti che non hanno prodotto alcun documento probatorio.
Questo vuoto probatorio, unito alle pressioni politiche esercitate nei giorni precedenti, costituisce, a loro avviso, un indice di discriminazione motivata da ragioni politiche e personali.
Le tre posizioni offerte dalla Rai e la risposta dei difensori
Dopo la rimozione, la Rai ha proposto a Ranucci tre alternative professionali: vicedirezione al TG3 con incarico su “Speciali e Podcast”, vicedirezione a Rai News 24 con delega a “Approfondimenti e Inchieste” e il ruolo di corrispondente da Il Cairo. Gli avvocati sostengono che tutte e tre le proposte rappresentano una grave mortificazione professionale. Il primo ruolo è definito “fittizio” perché i speciali non esistono attualmente; il secondo non prevede alcuna responsabilità di redazione, annullando la funzione di autore; il terzo, inoltre, esporrebbe Ranucci a rischi per la sicurezza personale e si discosterebbe radicalmente dalle competenze maturate nella conduzione di un programma d’inchiesta.
In termini di diritto del lavoro, la difesa argomenta che la principio di equivalenza professionale è stato violato, perché nessuna delle proposte rispetta il livello di responsabilità, autonomia e visibilità occupati da Ranucci in Report. Il provvedimento, quindi, dovrebbe essere dichiarato nullo o, quantomeno, sospeso fino a una decisione definitiva.
Tempistiche, scadenze e possibili scenari
Il ricorso richiama l’attenzione su due date chiave: il 27 settembre, termine fissato dalla Rai entro cui Ranucci doveva scegliere una delle tre nuove posizioni, e l’8 novembre, data di inizio della nuova stagione di Report. Gli avvocati chiedono al giudice di sospendere il termine del 27 settembre, impedendo alla Rai di procedere unilateralmente con la ricollocazione fino a quando non verrà pronunciata una decisione cautelare. Secondo le previsioni, il tribunale potrebbe emettere un primo provvedimento entro 10-15 giorni.
Se il giudice accoglie il ricorso, Ranucci tornerà a condurre il programma nel rispetto della programmazione televisiva, preservando il principio di libertà di stampa. In caso di rigetto, la Rai potrà confermare le sue nuove assegnazioni, con la conseguenza di una possibile ulteriore escalation legale. In entrambi i casi, la vicenda resterà al centro del dibattito pubblico sulla indipendenza dei media e sull’interferenza politica nei processi decisionali aziendali.
