Recensione di The Shards: bellezza e terrore negli anni ’80

The Shards, la nuova serie di Ryan Murphy su Disney+, porta sullo schermo il romanzo di Bret Easton Ellis con un mix di bellezza e terrore. Scopri di più in questa recensione.

Ryan Murphy, noto per il suo stile eccessivo e visivamente accattivante, torna con The Shards una serie che adatta il romanzo semi-autobiografico di Bret Easton Ellis, Le schegge. Disponibile su Disney+ dal 6 agosto 2026, la serie ci trasporta nella Los Angeles del 1981, un’epoca di eccessi, privilegi e vuoto esistenziale.

La serie segue Bret Ellis, interpretato da Igby Rigney, un giovane aspirante scrittore che frequenta la prestigiosa Buckley School. La sua vita sembra perfetta: amici influenti, feste esclusive e una fidanzata bellissima. Tuttavia, Bret nasconde la propria sessualità e lotta con desideri che non possono essere espressi apertamente in quel periodo. La sua vita prende una svolta inquietante con l’arrivo di Robert Mallory, un nuovo studente dal fascino misterioso, e con l’emergere di un serial killer che terrorizza la città.

Un’estetica perfetta ma distaccata

Uno degli aspetti più evidenti di The Shards è la sua estetica impeccabile. Ryan Murphy crea un mondo di ville perfette, automobili scintillanti e ragazzi che sembrano usciti da una campagna pubblicitaria. Tuttavia, questa perfezione visiva può creare una distanza emotiva, rendendo difficile per gli spettatori connettersi con i personaggi. La serie racconta la storia di ragazzi terrorizzati dalla crescita e dalla perdita dell’innocenza, ma spesso sembra più interessata a mostrare quanto siano belli mentre soffrono.

La colonna sonora, con brani come Planet Earth dei Duran Duran e Don’t You Want Me di The Human League, è uno degli elementi più riusciti. Tuttavia, anche la nostalgia, quando viene continuamente illuminata da una luce perfetta, rischia di diventare stucchevole. Gli anni ’80 sembrano più una vetrina da ammirare che un periodo storico da raccontare.

Il cast: una scoperta e alcune delusioni

Tra i membri del cast, Igby Rigney spicca come la vera scoperta. Nei panni di Bret, costruisce un personaggio complesso: arrogante e fragile, sofisticato e ancora ingenuo. Attorno a lui, però, la serie fatica a trovare la stessa profondità. Kaia Gerber, figlia di Cindy Crawford, interpreta Susan Reynolds, la reginetta della scuola apparentemente impeccabile. Homer Gere, figlio di Richard Gere, interpreta Robert Mallory, un personaggio che dovrebbe essere magnetico e minaccioso, ma che sullo schermo appare spesso più come un supermodello misterioso.

La serie riesce a catturare la perfezione esteriore dei personaggi, ma fatica a esplorare il vuoto che si nasconde sotto. Ryan Murphy, noto per il suo amore per le persone bellissime, sembra più interessato a mostrarle che a farle comprendere. Questo approccio può lasciare gli spettatori con la sensazione di aver visto una serie splendida da guardare, ma non necessariamente disturbante o emotivamente coinvolgente.

Un’opportunità mancata con Luca Guadagnino

Guardando The Shards viene spontaneo chiedersi cosa avrebbe potuto fare Luca Guadagnino con una storia che parla di desiderio, bellezza, giovinezza e della fine dell’innocenza. Guadagnino, noto per il suo stile malinconico e poetico, avrebbe forse trovato quella profondità emotiva che nella serie di Murphy rimane spesso soffocata. Tuttavia, non lo sapremo mai. Ci dobbiamo accontentare di quello che Ryan Murphy ci ha offerto: una serie visivamente splendida, ma emotivamente distaccata.

Ryan Murphy, con il suo stile eccessivo e visivamente accattivante, crea un mondo di bellezza e terrore, ma lascia gli spettatori con la sensazione di aver visto qualcosa di splendido, ma non necessariamente disturbante o coinvolgente.

Scritto da Chiara Lombardi

Guida ai thriller psicologici in streaming di qualità