Il nuovo Rhythm Paradise Groove rinnova con cautela la formula classica: gameplay centrato sul ritmo, una modalità multiplayer fino a quattro giocatori e minigiochi inediti che introducono elementi di progressione, ma resta la sensazione che si sarebbe potuto osare di più.
Il primo incontro con Rhythm Paradise su Nintendo DS, nel 2008, è un ricordo vivido per chiunque abbia passato estati a esercitare il senso del tempo con ritmi strani e personaggi bizzarri. Quella versione ha lasciato nel tempo un mix di colore, semplicità e dipendenza ludica che Rhythm Paradise Groove cerca di evocare e aggiornare. Sviluppato da Nintendo EPD e TNX il titolo è proposto al prezzo indicato di 39,99 € con localizzazione dei testi, multiplayer locale e classificazione PEGI 3. È disponibile su Nintendo Switch 2 e, attenzione, il gioco è commercializzato anche su Nintendo Switch: verificate la versione prima dell’acquisto.
La struttura di base resta inalterata: livelli composti da quattro minigiochi e un remix finale, tutti incentrati sull’idea fondamentale del franchise, cioè quella di premere i comandi a tempo con la musica. La componente visiva è volutamente stravagante e disorientante, pensata per spingere il giocatore a fidarsi più delle proprie orecchie che degli occhi. In molti momenti il display cambia e nasconde informazioni visive proprio per costringere all’ascolto attento, una scelta di design che definisce l’identità della serie.
Chi conosce la serie sa cosa aspettarsi: gameplay diretto, assenza di trame profonde e un invito esplicito alla ripetizione per il perfezionamento. Rhythm Paradise Groove rimane fedele a questa filosofia; il core loop è praticamente identico a quello dei capitoli precedenti, puntando tutto sul divertimento immediato e sul completismo. Questa scelta è un pregio per chi cerca un’esperienza pura, ma può risultare limitante per chi si aspetta innovazioni che ampliino l’appeal della serie verso un pubblico più vasto.
Tra le novità più evidenti c’è la modalità multiplayer fino a quattro giocatori. Nel tentativo di rendere il titolo più sociale, Nintendo ha introdotto minigiochi pensati per il caos condiviso: è un’esperienza che ricorda l’energia di una sala giochi dove si infilano le monete per competere, ma in versione domestica. L’uso dei Joy-Con staccabili è valorizzato da alcune meccaniche basate sulla vibrazione e sul sincronismo, sfruttando l’hardware della console per offrire esperienze tattile-sonore.
Una delle aggiunte più rilevanti è il minigioco di tipo Dungeon Crawler che introduce elementi di progressione e sblocco livello. A ritmo di musica il giocatore avanza in un dungeon affrontando ondate di nemici e infine un boss: il completamento dei livelli principali conferisce medaglie necessarie per aprire nuovi stage della storia del dungeon. Questa integrazione dà al titolo un accento di continuità e obiettivo: non si tratta più soltanto di perfezionare singoli minigiochi, ma di progredire dentro un percorso sbloccabile basato sulle prestazioni musicali.
Tra gli altri esempi di novità c’è un minigioco che richiede di identificare quale coniglio canta seguendo la vibrazione del Joy-Con, una piccola ma efficace dimostrazione di come il team abbia cercato di sfruttare le caratteristiche fisiche dei controller. Queste aggiunte sono intelligenti, ma non rivoluzionarie: introducono profondità senza però ribaltare la struttura portante del franchise.
Nel complesso Rhythm Paradise Groove è un prodotto che fa felici gli appassionati storici: conserva l’estetica stravagante e il focus sul timing che hanno definito la serie. Tuttavia, dopo anni di attesa, alcuni giocatori potevano sperare in aggiornamenti più coraggiosi che coinvolgessero elementi narrativi più robusti o collaborazioni con altre IP di Nintendo per ampliare l’attrattiva. Titoli ispirati come Melatonin mostrano possibili evoluzioni della formula che coniugano il gameplay musicale con una componente emotiva più marcata.
La mia valutazione personale è quindi mista: voto alto per l’esecuzione tecnica e per la qualità dei minigiochi, ma rimane un senso di opportunità mancata. Se cercate un gioco musicale puro, colorato e ben realizzato, questo è un acquisto consigliato; se invece speravate in una reinvenzione totale, aspettatevi più conservatorismo che innovazione.
Infine, due note pratiche: usate cuffie per apprezzare pienamente gli arrangiamenti e fate attenzione alla versione fisica se possedete solo una delle due console. La prova qui è stata effettuata su Nintendo Switch 2 dove il gioco si comporta perfettamente sia in portabilità sia collegato alla TV.