Run Rabbit Run su Netflix: Sarah Snook in un horror sulla maternità

Un coniglio bianco, una figlia di sette anni e un segreto di famiglia che riemerge. Scopri Run Rabbit Run, l'horror che esplora i confini della maternità.

Il cinema horror contemporaneo ha trovato una nuova dimensione di terrore: quella degli occhi innocenti di un bambino. Run Rabbit Run – Il morso del coniglio opera prima di Daina Reid presentato nella sezione Midnight del Sundance Film Festival e disponibile su Netflix si inserisce in questo filone inquietante che esplora le ombre della maternità.

Sarah Snook, nota per il suo ruolo di Shiv Roy in Succession interpreta Sarah, una dottoressa specializzata in fertilità. La sua vita, apparentemente ordinata, è un castello di carte pronto a crollare. La morte del padre, la separazione dal marito Pete e la figlia Mia, che sta per compiere sette anni, sono solo la superficie di un abisso di segreti.

Un anniversario sinistro e un segreto sepolto

Mia sta per compiere sette anni, un’età che per Sarah è carica di significati.

È infatti l’età in cui sua sorella Alice scomparve misteriosamente. Un evento che Sarah ha cercato di cancellare dalla memoria familiare, tagliando fuori persino la madre Joan, affetta da demenza e relegata in una casa di cura. Ma i segreti hanno la brutta abitudine di riemergere, specialmente quando ci sono bambini di mezzo.

Mia inizia a comportarsi in modo strano. Prima è una frase innocente: “Mi mancano persone che non ho mai incontrato”.

Poi arrivano i capricci, sempre più violenti, durante i quali Mia insiste per essere chiamata Alice. E poi c’è il coniglio, bianco e inquietante, che si presenta sulla porta di casa come un messaggero di qualcosa di antico e inevitabile.

Iconografie horror e un cast straordinario

Daina Reid, con una solida carriera nella televisione australiana, dimostra di conoscere bene il manuale dell’horror contemporaneo. Il film è un arsenale di iconografie inquietanti: fotografie dell’infanzia con i volti graffiati via, un capanno arrugginito tappezzato di lame, porte che si aprono lentamente nell’inquadratura di fondo.

Nonostante la familiarità con alcuni classici del genere, Run Rabbit Run funziona grazie alla precisione visiva della direttrice della fotografia Bonnie Elliott e alla colonna sonora di Mark Bradshaw e Marcus Whale, un assalto ai nervi che ti tiene costantemente in allerta.

Il vero punto di forza del film sono le interpreti. Sarah Snook costruisce un personaggio di straordinaria complessità, una donna che inizialmente sembra vittima di circostanze soprannaturali ma che gradualmente rivela strati di ambiguità morale sempre più inquietanti. E poi c’è Lily LaTorre, la giovane attrice che interpreta Mia con un equilibrio miracoloso tra innocenza e minaccia.

Un finale senza redenzione

Mentre altri horror che indagano il rapporto madre-figlia tendono a stemperare le loro premesse più disturbanti con risoluzioni rassicuranti o ambigue, Reid spinge l’acceleratore e va dove film come quelli citati hanno esitato ad andare. La vite continua a girare, il tormento continua a intensificarsi, e quando tutto si risolve, non c’è redenzione o catarsi. Solo la logica spietata delle fiabe oscure, quelle in cui un patto col diavolo dimenticato da decenni viene finalmente riscosso, e il prezzo, pagato in sangue e legami familiari, è devastante.

Scritto da Chiara Lombardi

Novità settimanali su piattaforme streaming: cosa guardare dal 9 al 15 settembre