Una notte di alta tensione tra Stati Uniti e Iran, con attacchi e contraccolpi nello Stretto di Hormuz. Scopri cosa sta succedendo e le possibili conseguenze.
La notte tra Stati Uniti e Iran è stata segnata da una serie di attacchi e contraccolpi che hanno messo in allarme il mondo intero. Le esplosioni udite in diverse città iraniane, tra cui Bandar Abbas, Qeshm, Sirik e Jask, hanno segnato l’inizio di una nuova fase di tensione tra le due potenze.
Il comando militare della Repubblica islamica ha dichiarato che lo Stretto di Hormuz è stato chiuso a tutte le imbarcazioni, una notizia poi smentita da Washington. Donald Trump, in un’intervista a Fox News, ha comunicato la conclusione degli attacchi su larga scala, specificando che “sono stati gli iraniani a chiederlo” e non escludendo la ripresa delle azioni.
Gli Stati Uniti hanno lanciato una serie di attacchi contro obiettivi iraniani, tra cui un impianto petrolchimico nel giacimento di gas di South Pars Gas Field, situato ad Asalouyeh. Le forze statunitensi hanno colpito postazioni radar e sistemi di difesa, secondo quanto riferito dal Wall Street Journal.
L’esercito iraniano ha risposto annunciando di aver colpito due navi americane nella zona dello Stretto di Hormuz. Le Guardie rivoluzionarie iraniane hanno dichiarato di aver costretto alla ritirata un caccia F-16 che aveva violato lo spazio aereo del Golfo Persico.
Donald Trump ha affermato che Washington e Teheran erano vicini a un accordo, ma che “Ci hanno trattato da stupidi”. Il presidente degli Stati Uniti ha rivendicato di aver fatto transitare da Hormuz 100 milioni di barili di petrolio, sottolineando la sua determinazione a fermare gli attacchi in Iran, pur essendo pronto a riprenderli se necessario.
L’ambasciatore iraniano presso le Nazioni Unite, Amir Saeid Iravani, ha affermato che “Nessun accordo duraturo può essere raggiunto attraverso minacce, intimidazioni o uso della forza”. Iravani ha invitato il presidente degli Stati Uniti a smettere di minacciare l’Iran, sottolineando che la forza non è la soluzione.
Il segretario alla Difesa, Pete Hegseth, ha dichiarato che il presidente Trump è disposto a tornare a combattere, se necessario, ma ha offerto all’Iran la possibilità concreta di concludere un accordo. “Se decideranno di perdere tempo, il presidente si rivolgerà al Dipartimento della Difesa. Se dovremo negoziare con le bombe, lo faremo, e siamo bravissimi a farlo”, ha aggiunto Hegseth.
La situazione rimane critica, con entrambe le parti pronte a rispondere a qualsiasi aggressione. Gli attacchi e le contraccolpi nello Stretto di Hormuz potrebbero avere gravi conseguenze per il commercio internazionale e la stabilità regionale. La comunità internazionale osserva con preoccupazione, sperando in una soluzione diplomatica che possa evitare un’ulteriore escalation del conflitto.