Tornado su Prime Video: un viaggio tra vendetta e tradizioni giapponesi

Un viaggio cinematografico unico dove il vecchio west incontra la tradizione giapponese. Scopri Tornado, il film che ha diviso la critica.

Nel vasto panorama dei film western, Tornado si distingue come un’opera audace e innovativa. Diretto da John Maclean questo film disponibile su Prime Video mescola abilmente l’estetica del cinema samurai giapponese con la struttura narrativa classica del western americano.

Con una durata di 91 minuti Tornado racconta una storia di vendetta e tradimento, interpretata da un cast che include Tim Roth e l’esordiente Kôki.

Maclean, noto per il suo precedente lavoro Slow West del 2015, dimostra ancora una volta la sua abilità nel maneggiare il genere western. Tuttavia, Tornado va oltre, esplorando temi di vendetta e redenzione attraverso gli occhi di una giovane donna giapponese, interpretata da Kôki, affiancata da Takehiro Hira, noto per la serie Shogun.

Una storia di vendetta e tradimento

La trama di Tornado è essenziale ma coinvolgente. Fujin e Tornado, burattinai itineranti, vivono ai margini di una cittadina del vecchio west. La loro vita tranquilla viene sconvolta quando Tornado e un giovane complice trovano una borsa piena d’oro rubata dalla banda di Sugarman, interpretato da un glaciale Tim Roth. Questo gesto apparentemente innocuo innesca una catena di violenza e morte che travolge tutto.

La sceneggiatura, scritta da Maclean insieme a Kate Leys, si concentra sull’essenziale. È una storia di vendetta pura, un inseguimento che porta inevitabilmente a una resa dei conti. Il passato condiviso tra Tornado e Fujin esiste, si percepisce, ma non viene raccontato didascalicamente. Anche il rapporto tra Sugarman e Little Sugar resta volutamente in secondo piano, funzionale al climax finale.

Le performance che rubano la scena

Tim Roth porta sullo schermo un antagonista insolitamente silenzioso, una quiete che rende ogni sua apparizione ancora più inquietante. Non serve urlare o gesticolare quando ogni sguardo comunica minaccia. Ma è Kôki a rubare la scena. La sua trasformazione da ragazza docile a guerriera implacabile è credibile proprio perché fisica, non solo emotiva. Si muove con una precisione che ricorda le coreografie dei film di samurai classici, e anche quando il ritmo del film rallenta, lei resta una presenza magnetica.

La costruzione della tensione prima dello scontro finale è ben orchestrata, e quando Tornado affronta uno per uno i membri della banda, c’è una soddisfazione narrativa che ripaga la visione. Tuttavia, il ritmo generale è altalenante: per un film di 91 minuti, ci sono tratti in cui sembra trascinarsi, e questo è un problema non da poco.

Un film che divide la critica

Tornado è un film che si ricorda più per le potenzialità inespresse che per i risultati raggiunti. È difficile non chiedersi cosa sarebbe potuto diventare con una regia più audace, con un direttore della fotografia disposto a osare di più, con un montaggio che accelerasse dove invece il film si ferma. Kôki meritava un palcoscenico visivo all’altezza della sua performance. Tim Roth meritava scene che amplificassero la sua presenza minacciosa piuttosto che diluirla in tempi morti.

Forse tra qualche anno qualcuno lo riscoprirà come un piccolo gioiello sottovalutato. Per ora, resta un buon film che con qualche scelta più coraggiosa dietro la macchina da presa avrebbe potuto essere memorabile. In un’era in cui il cinema indie cerca disperatamente di distinguersi, Tornado ha tutti gli ingredienti giusti ma li mescola con troppa cautela.

Scritto da Andrea Innocenti

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