La controversia tra Donald Trump e Giorgia Meloni è esplosa sui social dopo video e post offensivi, con ripercussioni sui rapporti diplomatici, la cancellazione di viaggi e lo scontro sui diritti d'uso delle basi militari in Italia.
Lo scambio di colpi via social tra Donald Trump e Giorgia Meloni ha innescato una fase di forte tensione nelle relazioni tra Roma e Washington. Un video girato al G7 e una serie di post su piattaforme pubbliche hanno trasformato una frizione personale in una questione politica con ricadute operative: dall’annullamento di un viaggio ministeriale alle discussioni interne sul calendario degli eventi diplomatici.
La premier ha reagito con una dichiarazione netta, ribadendo la sovranità nazionale sull’utilizzo delle basi e respingendo gli attacchi sulla sua immagine pubblica. Dal canto suo il presidente Usa ha rilanciato accuse sulla popolarità della leader italiana e sul presunto rifiuto di consentire l’uso delle piste di volo italiane durante i raid. Lo scambio si è svolto tra post, interviste e video che hanno rapidamente guadagnato ampia circolazione.
Al centro del nuovo episodio c’è un filmato realizzato durante il G7 sul lago Lemano, nel quale si vede la premier italiana parlare con il presidente americano e gesticolare con l’indice puntato. Quel contenuto, diffuso ampiamente negli Stati Uniti, ha sollevato reazioni contrapposte: per molti osservatori il montaggio e la viralità hanno amplificato il significato dello scambio, mentre per lo staff di Palazzo Chigi la diffusione di immagini non autorizzate ha innescato un fastidio profondo.
Nelle ore successive al G7 la delegazione italiana ha valutato che intorno alla presunta apertura verso Trump fosse stata costruita un’aspettativa eccessiva. Alcuni elementi – come risate riprese e diffuse dai circuiti video del vertice – sono stati successivamente smentiti formalmente, ma il danno d’immagine era già avvenuto. Alla base della frattura, secondo fonti governative, c’è la sensazione che la narrazione pubblica del disgelo fosse più di facciata che reale.
Il confronto ha assunto poi toni più diretti sui social: Trump ha accusato Meloni di voler riavvicinarsi per migliorare i suoi «numeri» di consenso, citando anche il presunto rifiuto dell’Italia a concedere l’uso delle piste aeroportuali alle forze statunitensi in un contesto di operazioni in Medio Oriente. La risposta della premier è stata altrettanto netta: l’Italia è una nazione sovrana e gli usi delle basi sono regolati da accordi bilaterali che, ha sottolineato, non verranno violati.
Nel breve periodo la disputa ha avuto ricadute concrete: è stato annullato il viaggio del ministro degli Esteri previsto per un forum economico negli Stati Uniti e sono emerse incertezza e prudenza nelle scelte sulla partecipazione a eventi istituzionali, inclusi gli appuntamenti legati alle celebrazioni dell’Independence Day e altri ricevimenti ufficiali. Al momento non risultano decisioni formali di boicottaggio, ma la presenza degli esponenti italiani a certe manifestazioni resta sotto esame.
All’interno del quadro politico italiano la vicenda ha innescato prese di posizione nette: dalla condanna degli attacchi gratuiti alla richiesta che la politica estera non venga trattata come un botta e risposta su social network. Alcuni leader sottolineano l’importanza dell’alleanza transatlantica indipendentemente dalle tensioni fra capi di governo, mentre altri accusano la premier di incoerenza rispetto alle posture passate di sostegno.
La presidenza italiana rimane, comunque, impegnata a separare la disputa personale dalla continuità dei rapporti istituzionali: dirigenti di governo ripetono che lo scambio non deve compromettere la cooperazione tra i due Paesi, nemmeno sul piano della sicurezza. Rimane sul tavolo la possibilità di un incontro faccia a faccia in occasione del vertice NATO ad Ankara il 7-8 luglio, data indicata come la prossima occasione ufficiale di confronto diretto tra i leader.
Nel frattempo, fonti interne descrivono la reazione della premier come mista tra sorpresa, rabbia e amarezza, mentre il clima diplomatico è segnato dalla cautela. La vicenda mette in luce come i contenuti multimediali e i social network possano rapidamente trasformare una dinamica personale in una criticità con effetti sulle agende, sulle missioni ufficiali e sugli scambi istituzionali tra alleati.