Wim Wenders risponde alle critiche: il cinema come antidoto alla politica

Wim Wenders è tornato al Lido di Venezia per presentare il suo nuovo documentario e chiarire le sue dichiarazioni sulla politica, travisate durante la Berlinale.

Wim Wenders ha fatto ritorno al Lido di Venezia il 6 settembre 2026 in occasione dell’83esima Mostra del cinema per presentare il suo nuovo documentario From Inside Out – The Architecture of Peter Zumthor e per chiarire una polemica nata in seguito alle sue dichiarazioni sulla politica durante il Festival di Berlino.

Il regista tedesco, presidente della giuria alla Berlinale, era stato frainteso quando aveva parlato del rapporto tra cinema e politica, con alcune ricostruzioni che avevano letto le sue parole come un invito agli artisti a restare fuori dal dibattito pubblico.

Le dichiarazioni di Wenders a Venezia

Durante una conferenza stampa al Lido, Wenders ha tenuto a precisare il significato delle sue parole, spiegando che i cineasti sono l’opposto dei politici perché hanno empatia mentre la politica funziona senza.

“Noi facciamo l’opposto dei politici, noi siamo l’antidoto”, ha dichiarato il regista, sottolineando la differenza di mentalità tra chi fa cinema e chi esercita il potere politico.

Wenders ha anche chiarito che le sue parole erano state riportate in maniera errata, con l’attribuzione di un invito a stare fuori dalla politica che non corrispondeva affatto al suo pensiero. “Mi è stato attribuito un ‘Dobbiamo stare fuori dalla politica’, ma non è quello che ho detto”, ha precisato, aggiungendo che la mentalità dei cineasti è diversa da quella dei politici e non dovremmo lavorare con la loro.

Il documentario su Peter Zumthor

Oltre a chiarire la polemica, Wenders è tornato a Venezia per presentare il suo nuovo documentario, dedicato all’architetto svizzero Peter Zumthor vincitore del Pritzker Prize nel 2009. Il film, selezionato fuori concorso, esplora l’architettura di Zumthor da dentro verso fuori seguendo non solo le forme degli edifici ma il modo in cui vengono pensati, abitati e attraversati.

Wenders, noto per la sua attenzione agli spazi e ai luoghi, ritrova in questo progetto un terreno vicino alla sua sensibilità. Il documentario, girato nell’arco di oltre quattordici anni con tecniche di ripresa 3D all’avanguardia, arriverà nelle sale italiane nel 2027 con la distribuzione di Lucky Red.

Il ruolo pubblico del cinema

Il chiarimento di Wenders riporta al centro un tema che attraversa spesso i grandi festival: fino a che punto il cinema debba intervenire nel discorso pubblico e con quale linguaggio. Per il regista tedesco, la questione non è uscire dalla politica, ma non adottarne i meccanismi. “Il nostro obiettivo è cambiare le cose”, ha detto, contrapponendo questa spinta alla tendenza della politica, a suo avviso, a confermare lo status quo.

Wenders ha anche sottolineato che i cineasti hanno una funzione diversa da quella dei decisori pubblici, meno legata alla gestione del consenso e più vicina alla capacità di ascoltare, immaginare e mettere lo spettatore davanti all’altro. Una posizione che, al Lido, ha voluto lasciare senza ambiguità.

Scritto da Matteo Pellegrino

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