Nel panorama letterario contemporaneo la maggior parte degli autori utilizza il computer per produrre i propri manoscritti. Anche chi predilige ancora la penna alla fine trascrive tutto in formato digitale, per una questione di archiviazione e revisioni rapide. Tuttavia, l’avvento dell’intelligenza artificiale ha acceso un dibattito acceso: qual è il confine tra supporto tecnico e sostituzione creativa? La domanda è divenuta urgente quando alcuni autori hanno dovuto difendersi da accuse di aver affidato la stesura a un chatbot.
Nuove abitudini degli autori di romanzo di fronte all’AI
Un caso emblematico è quello di uno scrittore di origine canadese-haitiana, accusato a settembre di aver pubblicato un romanzo generato da un chatbot. L’accusa si è basata su un risultato fornito da un software di analisi testuale, capace – sebbene non perfettamente – di identificare tratti tipici delle opere prodotte dall’AI. L’autore ha sempre sostenuto che la bozza originaria fosse anteriora all’esistenza di ChatGPT, ma non ha potuto dimostrarlo con documenti verificabili.
L’episodio ha innescato una riflessione più ampia sul modo in cui gli scrittori archiviano e dimostrano la paternità dei propri testi.
In risposta, lo scrittore e fisico Paolo Giordano ha adottato una serie di misure estreme per rendere tracciabile ogni passo della scrittura. Da ora in poi salva ogni giorno una versione numerata del documento, utilizza un computer completamente scollegato da internet e trasferisce i file esclusivamente tramite chiavette USB.
Inoltre, consegna copie cartacee o supporti rimovibili all’agente, pronto persino a tornare a scrivere a mano mostrandone le cancellature e le annotazioni marginali, proprio per fornire una prova tangibile di originalità.
Altri autori hanno seguito pratiche meno radicali ma altrettanto efficaci. Vincenzo Latronico, traduttore e scrittore, conserva copie dei propri lavori su supporti fisici esterni fin da prima dell’avvento dell’AI, accodando regolarmente nuovi salvataggi per creare una cronologia dettagliata. Valeria Parrella, invece, conserva ogni “bozza” perché le ama tutte e perché queste versioni le offrono un punto di partenza per il lavoro del giorno successivo. Il risultato è una struttura di cartelle con numerose iterazioni, ognuna differente solo per qualche frase, ma che testimoniano il percorso creativo.
Queste pratiche trovano eco nella filologia d’autore, disciplina che da tempo studia gli avantesti – appunti, bozze e annotazioni – per ricostruire la genesi di un testo. Oggi gli “avantesti digitali” includono metadati, timestamp e l’intera architettura dei file system. Analizzare tali tracce richiede competenze forensi e la costruzione di archivi digitali che possano dimostrare, in modo inoppugnabile, la paternità di un’opera contro eventuali accuse di utilizzo di AI.
Sceneggiatura italiana: idee originali, finanziamenti e AI
Nel cinema, il luogo dove prende forma l’intera narrazione è la writers room. È qui che le idee nascono, si fondono e si trasformano in sceneggiature, determinanti per il successo di un film. Negli ultimi anni, il settore ha subito pressioni verso produzioni più rapide, con un ridotto investimento nella fase di sviluppo. Questo ha messo a rischio la qualità della scrittura, come hanno osservato numerosi sceneggiatori di rilievo.
Fabio Bonifacci, sceneggiatore di commedie d’autore, sostiene che la recente crisi finanziaria ha spinto i produttori a cercare high concept e solidità narrativa, tagliando rapidamente le sceneggiature con parti deboli. Il suo desiderio è che l’industria destini una percentuale fissa del budget alla scrittura, poiché i costi della fase creativa sono marginali rispetto a quelli della produzione, ma rendono la differenza tra un progetto mediocre e uno di successo.
Giulia Calenda aggiunge che il decreto di riparto del Fondo Cinema 2026 ha ridotto di oltre un milione di euro i contributi destinati alla scrittura e allo sviluppo. Secondo lei, aumentare gli investimenti in questa fase si tradurrebbe in un miglioramento a cascata di tutta la filiera, consentendo una maggiore sperimentazione e una più ampia varietà di idee capaci di parlare a un pubblico trasversale.
Lisa Nur Sultan ricorda l’importanza delle prime e seconde opere di registi emergenti, che spesso trovano spazio nei festival internazionali grazie a sceneggiature originali e ben sostenute. Per tutti gli intervistati, l’intelligenza artificiale rappresenta un ausilio per compiti tecnici, ma non può sostituire la creatività umana che nasce dal dialogo, dalle emozioni condivise e dal confronto in stanza.
L’obiettivo comune è preservare la paternità intellettuale e garantire che le idee originali, sia su carta che su celluloide, continuino a essere il motore principale del panorama culturale.
