L’America piange la scomparsa di una delle sue icone più amate: Dolly Parton ci ha lasciati all’età di 80 anni. La notizia è stata annunciata dal nipote Brian Seaver che ha descritto la sua morte come un momento di grande tristezza ma anche di orgoglio per la vita straordinaria che ha vissuto.
Nata il 19 gennaio 1946 in una famiglia poverissima del Tennessee, Dolly Parton ha trasformato la sua vita in un vero e proprio american dream. Dalle umili origini alla fama globale, la sua storia è un esempio di resilienza e talento.
Dolly Parton: l’infanzia e i primi passi nella musica
Dolly Rebecca Parton è cresciuta in una casa con una sola stanza, in una famiglia di dodici figli. La madre cuciva i vestiti dei figli con pezzi di stoffa e stracci, un’esperienza che ha ispirato una delle sue canzoni più celebri, Coat of Many Colors.
La sua prima chitarra era un mandolino modificato con corde da basso. A 8 anni ha ricevuto la sua prima vera chitarra da uno zio, e a 10 anni si è esibita in una televisione locale. A 13 anni ha inciso il suo primo disco e si è esibita al Grand Ole Opry di Nashville, introdotta da Johnny Cash.
Dopo il diploma, nel 1964, si è trasferita a Nashville, dove ha iniziato a lavorare come autrice di canzoni per altri artisti prima di affermarsi come cantante.
Dolly Parton: il successo cinematografico e la canzone immortale
Nel 1980, Dolly Parton ha debuttato sul grande schermo con il film 9 to 5 interpretando al fianco di Jane Fonda e Lily Tomlin. La canzone omonima del film ha raggiunto il primo posto nelle classifiche statunitensi e le ha valso una candidatura all’Oscar per la migliore canzone originale.
Uno degli episodi più celebri della sua carriera riguarda la canzone I Will Always Love You scritta nel 1974 come addio a Porter Wagoner. La canzone è tornata in vetta alle classifiche nel 1982 e nel 1992 è stata reinterpretata da Whitney Houston per la colonna sonora del film The Bodyguard vendendo 20 milioni di copie.
Dolly Parton aveva mantenuto i diritti sulla canzone e aveva rifiutato una proposta di Elvis Presley per registrarla, proprio perché la richiesta prevedeva la cessione dei diritti. Questa scelta le ha garantito milioni di dollari.
Dolly Parton: la filantropa e l’eredità
Dolly Parton è stata anche una filantropa. Il suo Imagination Library un programma dedicato alla promozione della lettura infantile, ha distribuito più di 150 milioni di libri ai bambini. La sua Dollywood Foundation ha sostenuto iniziative legate all’alfabetizzazione e ad altre cause benefiche.
Nel 2026, a 77 anni, ha pubblicato Rockstar il suo primo album dichiaratamente rock, che ha riunito nomi come Paul McCartneyRingo StarrElton JohnStingStevie Nicks e Miley Cyrus.
Persino negli ultimi giorni della sua vita, il catalogo di Dolly Parton continuava a ottenere nuovi riconoscimenti. Il 19 agosto 2026, pochi giorni prima della sua morte, il sito ufficiale ha annunciato 82 nuove certificazioni ottenute in 14 Paesi negli ultimi cinque anni.
Dolly Parton ha rifiutato due volte la Medaglia presidenziale della libertà offertale da Donald Trump. Inizialmente aveva motivato i rifiuti con la malattia del marito e con la pandemia. Poi aveva spiegato che accettare la medaglia l’avrebbe fatta apparire schierata politicamente.
Il presidente Donald Trump ha annunciato che le bandiere americane saranno abbassate a mezz’asta per una settimana in suo onore.
