La guerra tra Ucraina e Russia sta vivendo una nuova fase di intensificazione, con gli attacchi a lungo raggio di droni ucraini che colpiscono obiettivi strategici in profondità nel territorio russo. Questo nuovo scenario sta cambiando la natura del conflitto, portando la guerra direttamente nel cuore della Russia.
Mentre sul campo di battaglia le truppe russe stentano ad avanzare, è nei cieli che si sta giocando una battaglia cruciale. Gli attacchi con droni vicino a Chernobyl, bollati dal presidente ucraino Volodymyr Zelensky come ricatto nuclearesono una rappresaglia alla controffensiva ucraina che sta avendo successo in Crimea.
La strategia ucraina: droni a lungo raggio contro infrastrutture critiche
La campagna di droni a lungo raggio contro infrastrutture critiche ed energetiche russe è diventata una delle armi principali di Kiev.
Non sono più solo gli scontri in Donbass a decidere i destini della geopolitica europea, ma gli sciami di droni che squarciano i cieli da Mosca a San Pietroburgo fino agli Urali e alla Siberia.
I raid condotti in apertura e chiusura del forum-vetrina di Putin contro più obiettivi simultaneamente — gli arsenali della marina e la base navale di Kronstadt, l’avamposto della Flotta del Baltico russa e un deposito petrolifero a Krasnodar — hanno confermato la capacità di penetrazione acquisita dalle forze ucraine.
Kiev, in mancanza di supremazia aerea convenzionale, con i droni è riuscita a portare la guerra nel cuore della Russia.
Obiettivi strategici e impatto economico
Gli attacchi mirano a colpire mezzi bellici e infrastrutture energetiche, quell’industria che finanzia il conflitto e che le sanzioni occidentali non sono riuscite a piegare del tutto. Non a caso Zelensky ha ribattezzato i raid sanzioni a lungo raggio. Inoltre, questi attacchi mirano a infrangere quella percezione di normalità che Mosca ha cercato di garantire alla popolazione.
Quest’anno l’Ucraina si è imposta con la sua supremazia a lunghissimo raggio con vettori low-cost in grado di superare i 1.600 chilometri. Il comparto energetico resta il target primario: a fine aprile i droni hanno raggiunto importanti raffinerie di petrolio nel Mar Nero e negli Urali, a 1.500 chilometri dall’Ucraina. Ai primi di giugno è colpito il più grande terminal petrolifero del Caucaso, la raffineria Ilsky, nella regione di Krasnodar.
La risposta russa e l’impatto sul fronte
La difesa aerea russa ha intercettato e distrutto 231 droni ucraini sopra sedici oblast (regioni) della Federazione russa. Tuttavia, nonostante l’aumento dei bombardamenti russi, i guadagni territoriali mensili di Mosca sono crollati al minimo storico di appena 14 km2.
La pressione è alta anche su marina e logistica: investiti i cantieri di San Pietroburgo, la corvetta Boykiy, della Flotta del Baltico e la base Belaya in Siberia. I sabotaggi mettono in crisi i trasporti, come dimostra il crollo di un ponte a Bryansk. Inoltre i raid sugli aeroporti costringono Mosca a spostare i caccia dal fronte, sguarnendolo.
Secondo l’Institute for the Study of War, l’aumento dei bombardamenti russi è un tentativo di nascondere i successi di Kiev. Del resto, nonostante un incremento del 37% degli assalti, i guadagni territoriali mensili di Mosca sono crollati al minimo storico di appena 14 km2.
L’impatto psicologico e la rottura dello scudo mediatico
Attaccare San Pietroburgo durante il Forum economico distrugge la favola dell’operazione specialelontana e circoscritta. La propaganda dichiari pure centinaia di abbattimenti, ma la realtà impone evacuazioni e inviti a blindarsi in casa. La richiesta di una tregua per il Giorno della Vittoria aveva già mostrato la fragilità russa. Zelensky ritiene che questo spingerà Mosca a trattare.
Una cosa è certa: i cieli russi sono troppo vasti per essere protetti dai droni ucraini. La guerra dei droni è solo all’inizio, e il suo impatto strategico ed economico sarà determinante per il futuro del conflitto.