Intesa vicina tra Usa e Iran, raid sospesi e Stretto di Hormuz bloccato

Il presidente Trump ha sospeso i raid programmati e ha parlato di un'intesa prossima con l'Iran; Teheran intanto dichiara la chiusura totale dello Stretto di Hormuz e le reazioni internazionali oscillano tra apprezzamento e sorpresa

La crisi tra Stati Uniti e Iran ha vissuto un brusco cambio di ritmo quando la Casa Bianca ha annunciato l’annullamento di una serie di raid programmati contro obiettivi iraniani, affermando nel contempo che un accordo con Teheran è ormai vicino.

Parallelamente, le autorità iraniane hanno reso nota la chiusura totale dello Stretto di Hormuz fino a nuovo ordine e riportato attacchi contro navi che cercavano di attraversarlo. La situazione rimane fluida, con dichiarazioni ufficiali, prese di posizione regionali e informazioni contrastanti sui contenuti e sulle approvazioni del possibile memorandum.

La retromarcia di Washington e i contenuti dichiarati dell’intesa

Dal concetto pubblico emerso dallo Studio Ovale, il presidente ha spiegato di aver cancellato i raid previsti e di essere in procinto di finalizzare un memorandum che, secondo quanto dichiarato, contiene impegni chiave: impedire all’Iran di ottenere o sviluppare armi nucleari, limitare la produzione di materiale arricchito e smantellare infrastrutture sensibili.

È stato inoltre annunciato che la firma potrebbe svolgersi in Europa e che per la delegazione americana parteciperà il vicepresidente. Il presidente ha ribadito che l’accordo è stato approvato dagli Stati coinvolti, ma ha anche affermato che se necessario gli Usa possono usare la forza con estrema durezza.

Condizioni economiche e sblocco degli asset

Tra i punti circolati nei ragionamenti sulle contropartite figura lo sblocco graduale di fondi iraniani congelati all’estero.

Una bozza che ha circolato tra le parti menzionava lo sblocco di somme rilevanti entro un periodo di settimane, ma il governo americano ha chiarito che eventuali trasferimenti sarebbero basati sulle prestazionicioè subordinati al rispetto degli impegni da parte di Teheran. In parallelo sono state annunciate nuove sanzioni su reti internazionali accusate di rifornire le forze armate iraniane.

Azioni militari, blocco di Hormuz e reazioni regionali

Contrariamente alla sospensione annunciata da Washington, nelle ore precedenti si erano registrate ondate di attacchi, esplosioni e attivazioni dei sistemi di difesa aerea in diverse località iraniane, con segnalazioni di colpi a installazioni energetiche e a navi in transito nello Stretto di Hormuz. Le autorità della Repubblica Islamica hanno dichiarato il blocco completo del passaggio navale e riferito che due imbarcazioni sono state colpite mentre tentavano il transito. In risposta, il Comando centrale statunitense ha parlato di operazioni difensive e ha segnalato la disponibilità di corridoi sicuri per il traffico commerciale, pur confermando l’escalation delle tensioni.

Reazioni di Israele, Hezbollah e altri attori

La decisione della Casa Bianca di sospendere i raid e di negoziare ha suscitato reazioni diverse nel Medio Oriente: alcuni governi hanno espresso apprezzamento per l’impegno a limitare il nucleare iraniano, mentre altre istanze istituzionali hanno detto di non essere direttamente parte del memorandum. Movimenti armati e alleati regionali hanno chiesto che la questione del Libano e il sostegno iraniano alle milizie vengano affrontati nell’accordo. In alcune aree è proseguita la violenza: raid e scambi di fuoco sono stati segnalati in più fronti, con vittime e attivazioni militari che mantengono alta la tensione.

Le notizie giunte dalle capitali mostrano una forte discrepanza tra comunicati di governo e fonti locali. Mentre la leadership americana parla di passi avanti diplomatici e di una firma imminente, altri attori iraniani e regionali affermano che non tutto il testo è stato ancora approvato dai massimi vertici, lasciando aperto il nodo dell’effettiva ratifica della bozza. Questo scarto tra messaggi ufficiali e dichiarazioni interne complica la lettura degli sviluppi e mantiene alta l’incertezza sul futuro prossimo della crisi.

In questo quadro, il traffico marittimo e i mercati internazionali seguono con preoccupazione gli sviluppi intorno allo Stretto di Hormuz, corridoio strategico per il commercio energetico mondiale. Le future mosse diplomatiche, le ratifiche formali degli accordi e l’evoluzione delle operazioni militari determineranno se la tensione si stempererà o se la regione entrerà in una fase di ulteriore escalation.

Scritto da Edoardo Marchesi

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