Il 17 marzo 2026 è tornata all’attenzione dei lettori un’opera che per decenni è rimasta ai margini della memoria: il romanzo Gli Uccelli di Frank Baker, pubblicato per la prima volta nel 1935 e ora riproposto in una versione director’s cut revisionata dall’autore nel 1964.
Questa ristampa offre la possibilità di mettere a confronto testi letterari e cinematografici e di rileggere il celebre film di Alfred Hitchcock del 1963 alla luce di una fonte meno nota ma sorprendentemente affine per alcune coordinate tematiche e relazionali.
La storia editoriale è parte del fascino: Baker (1908-1983), autore inglese poco noto al grande pubblico, inviò una protesta formale a Hitchcock e a Daphne Du Maurier per le analogie tra il suo romanzo e il film.
Dissuaso dai legali dal procedere contro la Universal, Baker nonostante tutto trovò modo di intrattenere una corrispondenza di tono amichevole con Du Maurier. La nuova edizione curata da Cliquot e accompagnata dalla prefazione di Riccardo Nuziale mette ora in mano ai lettori gli strumenti per valutare somiglianze e differenze con maggiore chiarezza.
La città come palcoscenico dell’apocalisse
Nell’opera di Baker la scena del disastro non è una ristretta comunità costiera ma una Londra che sembra avvolta da un soffocante presentimento di fine.
Le piazze e i monumenti cittadini diventano postazioni di un’invasione: i leoni di Trafalgar Square, le guglie della Cattedrale di St. Paul, i tetti della City sono trasformati in avamposti di un fenomeno che assume i contorni di una resa dei conti civile. Questa scelta di ambientazione sposta il racconto verso un senso di declino imperiale, facendo della metropoli un simbolo collettivo di civiltà al tramonto.
Immagini e allegoria
Nel romanzo gli uccelli non sono semplici volatili: sono descritti come entità alienanti, dal fetore e dall’aspetto minaccioso, capaci di evocare una frattura spirituale. L’apparizione degli stormi assume un valore allegorico: non solo una minaccia fisica, ma lo specchio di una società che deve fare i conti con il proprio decadimento. Questa impostazione metafisica contrasta con la decisione di Hitchcock di presentare l’evento come una sorta di «fantasia» inspiegabile, ma apre la lettura a interpretazioni escatologiche e millenaristiche.
Personaggi, triangoli affettivi e formazione
Uno degli aspetti che avvicina il testo di Baker alla sceneggiatura di Ed McBain è la fitta trama dei rapporti interpersonali. Il protagonista si trova al centro di un triangolo affettivo: la madre, Lillian, figura ansiosa e possessiva, e l’amata Olga, che incarna invece la possibilità di un rapporto più nutrito. Questi archetipi riecheggiano i ruoli visti nel film, dove figure femminili come Lydia e Melanie contribuiscono a scatenare o a mitigare la tensione collettiva e individuale.
Un narratore che guarda indietro
La scelta di Baker di usare un narratore anziano che richiama i fatti da un punto di vista post-apocalittico avvicina il suo romanzo a certe forme del romanzo ottocentesco e a opere come Il morbo scarlatto di Jack London: il racconto diventa memoria e strumento pedagogico per le generazioni future. Questo espediente mette in rilievo il tema della formazione del protagonista, il cui passaggio all’età adulta coincide con il rifiuto di un’esistenza mediocre e la volontà di ricominciare in un mondo rinato dalle macerie.
L’edizione Cliquot e il confronto con il film
La nuova pubblicazione da parte di Cliquot offre una rara possibilità: leggere il testo integrale di Baker accanto al racconto di Daphne Du Maurier e alla sceneggiatura di Ed McBain. La prefazione di Riccardo Nuziale documenta la vicenda della protesta di Baker e le relazioni tra gli autori, consentendo un’analisi comparata che non pretende di stabilire una paternità unica ma piuttosto di evidenziare convergenze tematiche e iconografiche.
Leggere insieme romanzo e film significa riconoscere somiglianze nella geometria relazionale e nel tema del collasso sociale, pur apprezzando le differenze di tono: l’una più dichiaratamente soprannaturale, l’altro più ambiguo e cinematografico. Per chi ama il cinema d’autore questa ristampa rappresenta un’occasione per rinnovare lo sguardo su un classico e per interrogarsi su come racconti diversi possano riflettersi e dialogare attraverso decenni.