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5 Novembre 2026

Le scene più celebri di Tinto Brass e il suo passato controverso

Tinto Brass, il provocatore del cinema erotico, saluta il mondo lasciando un’eredità di film audaci e scene indimenticabili.

Le scene più celebri di Tinto Brass e il suo passato controverso

Il 5 novembre 2026 la notizia della scomparsa di Tinto Brass ha scosso l’intero panorama cinematografico. Il maestro del cinema erotico, morto a Roma intorno alle 10.30, è stato ricordato in una cerimonia privata, mentre la sua figura rimane al centro di discussioni che attraversano decenni di censura, premi e scandali.

Il suo addio è stato simbolicamente segnato dalla proiezione in prima mondiale, a Venezia, della versione restaurata in 4K del film Col cuore in gola (1967). In assenza per motivi di salute, il regista ha inviato un messaggio, letto dalla moglie Caterina Varzi, in cui descriveva il proprio lavoro come “grottesco e paradossale, hard, iperbolico e surreale”, mescolato a una “rabbia beffarda, sulfurea e anarchica”. Queste parole riassumono la tensione creativa che ha attraversato la sua intera produzione.

Ultima proiezione a Venezia e il messaggio finale

Durante la rassegna, la proiezione di Col cuore in gola ha richiamato l’attenzione su un’opera ancora poco conosciuta al grande pubblico, ma considerata un punto di svolta nella carriera del regista. Il discorso di Varzi ha sottolineato come Brass abbia sempre oscillato tra temi politici, storici e sociali e una spinta verso l’erotismo più puro, senza mai perdere la volontà di provocare.

Percorso artistico: da assistente di Rossellini al pioniere erotico

Dopo una laurea in giurisprudenza, Brass si trasferì a Parigi negli anni ’50, dove lavorò alla Cinematheque Française e assistette registi come Alberto Cavalcanti e Joris Ivens. Al ritorno in Italia, nel 1959, divenne aiuto regista di Roberto Rossellini, collaborando a India e Il generale Della Rovere. Il suo esordio alla regia avvenne nel 1963 con Chi lavora è perduto, un film critico verso il lavoro alienato che subito attirò gli sguardi della censura.

Gli anni di censura e la svolta verso l’erotismo

Fino al 1970, venti-sette dei ventotto film di Brass furono censurati, a eccezione di La vacanza (1971), che vinse il Premio della Giuria a Venezia. La pressione delle autorità spingeva il regista a cercare una nuova libertà espressiva: negli anni ’80, con opere come Caligola, Salon Kitty e Miranda, iniziò a esporre attori e attrici quasi completamente nudi, creando un’estetica iper-sessuale che divenne il suo marchio di fabbrica.

Le scene più iconiche e il loro impatto culturale

Tra i momenti più citati troviamo la sequenza di Paprika (1991) con Debora Caprioglio, la scena di Così fan tutte (1992) con Claudia Koll e gli sguardi mozzafiato di Monella (2004) con Anna Ammirati. Queste scene non solo hanno definito lo stile visivo di Brass, ma hanno anche alimentato un dibattito su libertà artistica e moralità, facendo spesso emergere processi giudiziari che hanno consolidato la sua immagine di “regista fuori dagli schemi”.

Oltre al lavoro dietro la macchina, Brass ha partecipato come attore in film come La donna è una cosa meravigliosa di Mauro Bolognini e ha collaborato con la rivista Penthouse. Il suo libro Elogio del culo riepiloga con ironia la sua filosofia estetica, mentre la sua amicizia con Federico Fellini testimonia l’apprezzamento di figure di spicco del cinema per la sua audacia. Nel 2020, il Centro Sperimentale di Cinematografia ha acquisito l’archivio personale del regista, curato da Caterina Varzi, garantendo la conservazione di documenti, sceneggiature e materiale di produzione per le future generazioni.

Autore

Chiara Lombardi

Chiara Lombardi, critica cinematografica con accrediti ai principali festival (Venezia, Roma), firma recensioni e analisi su film, registi e tendenze del grande schermo con rigore e passione per la settima arte.