leyla bouzid racconta identità, lutto e omosessualità in à voix basse

una donna torna in Tunisia per un funerale e scopre che il lutto è la lente per osservare segreti di famiglia, la repressione legale e una rete femminile che protegge i marginali.

i fatti
FLASH — Leyla Bouzid firma In a Whisper, ambientato nella terra d’origine della regista. La storia ruota intorno a Lilia, tornata dalla Francia per il funerale di uno zio il cui corpo è stato trovato nudo: un dettaglio che scatena sospetti, pettegolezzi e domande nella comunità.

il contesto
La pellicola procede per frammenti, alternando sguardi intimi e istantanee collettive. Sullo sfondo si muovono i confini tra vita privata e aspettative sociali: tensioni familiari, sguardi giudicanti e segreti che riemergono inaspettatamente.

dinamiche sociali
Il film disegna una società che stigmatizza e punisce l’omosessualità. In casa si impone una forma di matriarcato protettivo: donne di più generazioni fanno da scudo ai membri più fragili, ma finiscono anche per imporre regole di silenzio e controllo.

Ritorno, lutto e confronto con le origini
Lilia rientra in una città di mare — spesso riconosciuta come Sousse — e si trova a fare i conti con ricordi sopiti, sospetti non detti e la geografia emotiva della famiglia. La regia predilige l’osservazione discreta: le giornate di lutto fanno da quadro temporale entro cui affiorano memorie, rancori e piccoli atti di resistenza.

La relazione segreta con la sua compagna, tenuta nascosta per prudenza, mette in luce il contrasto tra una vita costruita all’estero e il peso delle norme locali. In casa, la solidarietà femminile convive con una tendenza a nascondere l’imbarazzo pur di tutelare l’onore: da un lato protezione, dall’altro censura.

La famiglia come rete e come muro
Bouzid mostra la famiglia come luogo duplice: rifugio caloroso e insieme dispositivo di controllo. Le donne che la compongono sono unite, pronte a coprire gli scandali per salvare la reputazione dei loro. Ma questa stessa lealtà può trasformarsi in una barriera che impedisce alla verità di emergere.

La figura della nonna è emblematica: parla soprattutto francese, una differenza linguistica che segnala appartenenze diverse e rivela tensioni postcoloniali. La lingua diventa così vettore di memorie non dette e di scarti generazionali, influenzando le scelte di Lilia e il modo in cui la famiglia custodisce o sopprime il passato.

L’indagine sul morto: pregiudizio, legge e omertà
La scoperta del corpo di Daly nudo avvia un’indagine che si sviluppa più sul piano emotivo che su quello giudiziario. Nel racconto, il sospetto di omosessualità è subito letto come un’aggravante sociale: la legge che criminalizza certe pratiche è una presenza minacciosa, e il timore delle conseguenze legali costringe molti al silenzio. Le strategie di sopravvivenza diventano discrezione, omissione, piccoli artifici per non esporsi.

Scenari di vergogna e atti di coraggio
Nel percorso di Lilia compaiono scene che alternano vergogna e coraggio: tentativi di corruzione, incontri notturni sulla spiaggia, lettere lasciate dal defunto che riaprono storie e affetti. Queste sequenze rompono la freddezza documentaristica per mettere in primo piano la fragilità e la tenacia delle persone ai margini. Il film costruisce così una trama fatta di omissioni, rivelazioni parziali e gesti coraggiosi che, insieme, disegnano un quadro sociale complesso.

Stile, immagini e punti di forza
La regia predilige una luce morbida e una fotografia che mescola presente e memoria: il mare spesso invade l’inquadratura, mentre la casa borghese con le sue stanze chiuse custodisce segreti. I corpi appaiono vulnerabili, talvolta sfiniti; questi dettagli visivi scandagliano il desiderio, la perdita e la distanza affettiva.

il contesto
La pellicola procede per frammenti, alternando sguardi intimi e istantanee collettive. Sullo sfondo si muovono i confini tra vita privata e aspettative sociali: tensioni familiari, sguardi giudicanti e segreti che riemergono inaspettatamente.0

il contesto
La pellicola procede per frammenti, alternando sguardi intimi e istantanee collettive. Sullo sfondo si muovono i confini tra vita privata e aspettative sociali: tensioni familiari, sguardi giudicanti e segreti che riemergono inaspettatamente.1

il contesto
La pellicola procede per frammenti, alternando sguardi intimi e istantanee collettive. Sullo sfondo si muovono i confini tra vita privata e aspettative sociali: tensioni familiari, sguardi giudicanti e segreti che riemergono inaspettatamente.2

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John Carter

Dodici anni come inviato in zone di conflitto per le maggiori testate internazionali, tra Iraq e Afghanistan. Ha imparato che i fatti vengono prima delle opinioni e che ogni storia ha almeno due versioni. Oggi applica lo stesso rigore alla cronaca quotidiana: verifica, contestualizza, racconta. Niente sensazionalismi, solo ciò che è verificato.