La quarta stagione dell’antologia Monster è arrivata su Netflix con un episodio inaugurale che non lascia spazio a dubbi: la giovane Lizzie Borden brandisce un’ascia e, in pochi colpi, incarna il manifestarsi di una violenza riservata tradizionalmente agli uomini. Il progetto, curato da Ian Brennan, punta a mescolare il fascino del true crime con l’estetica di una fiaba nera, creando un ibrido visivo che ricorda i classici del Grand Guignol.
Nel corso dei successivi sette capitoli, la serie esplora le radici psicologiche di una ragazza costretta a vivere in una dimora opprimente, dove il padre, interpretato da Charlie Hunnam e la matrigna, in carne e ossa Rebecca Hall rappresentano i due poli di un’autorità impietosa. Parallelamente, la presenza della domestica Bridget Sullivan, interpretata da Vicky Krieps funge da catalizzatore di una trasformazione che va ben oltre il semplice atto criminale.
Il caso reale di Lizzie Borden e la sua eredità culturale
Nel 1892, Lizzie Borden fu processata per l’omicidio con l’ascia dei genitori, un crimine che ancora oggi alimenta leggende popolari e filastrocche macabre. Sebbene la condanna non sia mai arrivata, il suo nome è rimasto impresso nella coscienza collettiva come simbolo della ribellione femminile contro il patriarcato. La vicenda fu ampiamente riportata dalla stampa dell’epoca, generando un mito che ha attraversato più di un secolo di narrazioni, dai giornali sensazionalistici ai moderni thriller televisivi.
Monster: la ricostruzione drammatica della saga
La stagione si apre con Lizzie Borden (interpretata da Ella Beatty figlia di Warren Beatty e Annette Bening) che vive sotto il giogo di un padre assente emotivamente e di una matrigna spietata. Il suo aspetto fragile e i vistosi sguardi di incomprensione la rendono una vittima ideale di un ambiente che nega qualsiasi possibilità di emancipazione. Quando la domestica Bridget entra in scena, le due donne instaura un rapporto simbiotico: Bridget introduce Lizzie alla leggenda di Elizabeth Báthory, la “Contessa sanguinaria”, trasformando la violenza in una forma di potere.
Bridget Sullivan, la chiave della trasformazione
Bridget, con la sua calma letale, è più di una semplice serva; è la mentore che mostra a Lizzie il valore di usare il sangue come strumento di libertà. Tra le scene più suggestive, la giovane scopre libri proibiti, ascolta antichi canti e vive momenti di intimità che la portano a riscrivere le regole imposte dalla società. Questa relazione dà vita a una narrazione dove l’omicidio non è soltanto un crimine, ma un atto di rottura con un sistema che considerava le donne proprietà maschili.
Temi ricorrenti: mostri interiori e critica al patriarcato
Il filo conduttore della quarta stagione di Monster è la domanda su chi realmente sia il mostro la giovane protagonista o il contesto che la ha plasmata? La serie utilizza costantemente flashback, dialoghi taglienti e una colonna sonora che alterna brani rock di Joan Jett a melodie eteree di Kate Bush, per enfatizzare il conflitto interno di Lizzie. Le scene di violenza non sono presentate per suscitare shock fine a sé stesso, ma per evidenziare il prezzo della ribellione in un mondo dove le donne erano spesso ridotte a oggetti di pura utilità.
Con un cast di alto profilo, ambientazioni curati nei minimi dettagli e una sceneggiatura che mescola realtà storica e fantasia inquietante, la serie si conferma come un punto di riferimento per gli amanti del genere horror e per chi cerca storie che vadano oltre il mero intrattenimento.
