Il 8 ottobre 2026 le sale italiane hanno accolto Mammina il nuovo film horror di Rob Savage distribuito da Universal Pictures. L’opera, basata sul romanzo di Josh Malerman intitolato “L’altra mamma”, propone una storia che mescola tensione psicologica e terrore soprannaturale, ponendo al centro la figura della madre in una forma mai vista prima.
Dal libro alla pellicola: la genesi di “Mammina”
Il romanzo “L’altra mamma”, pubblicato in Italia da Giunti, è stato scelto per la sua capacità di trasformare le paure domestiche in un incubo visivo. La trasposizione cinematografica è frutto della collaborazione tra il produttore di spicco James Wan lo sceneggiatore di Succession Nathan Elston e il regista Rob Savage noto per The Boogeyman. L’obiettivo era creare un horror che non solo spaventi, ma che metta in discussione i ruoli tradizionali della famiglia.
Il doppio ruolo di Jessica Chastain
Al centro della narrazione troviamo Jessica Chastain che interpreta sia la madre amorevole di una bambina di otto anni, Bela sia l’entità sinistra che si manifesta assumendo le sue sembianze. Questo doppio ruolo permette all’attrice di esplorare la linea sottile tra cura e minaccia, trasformando la figura materna in un mostro psicologico che si insinua nella routine quotidiana.
Cast e ambientazione: la famiglia al centro del terrore
Accanto a Chastain, il film presenta Arabella Olivia Clark nei panni di Bela, la bambina che percepisce la presenza inquietante, e Jay Duplass nel ruolo del padre, che lotta per mantenere l’unità familiare. Dichen LachmanArian Moayed e Karen Allen completano il cast, contribuendo a creare un ambiente domestico che diventa progressivamente ostile. La scena principale si svolge in una casa di periferia, trasformata in un labirinto di ombre dove la realtà si confonde con l’immaginazione.
Temi socioculturali: la maternità sotto la lente dell’orrore
Oltre al valore di intrattenimento, Mammina si propone come riflessione sulle pressioni che gravano sulla figura materna nella società contemporanea. La madre protagonista, pur essendo impegnata professionalmente e affettuosa, si confronta con un modello di maternità impossibile: essere costantemente presente ma indipendente, protettiva ma non soffocante. La regista utilizza l’orrore soprannaturale per dare forma a queste contraddizioni, trasformandole in un vero e proprio *mostro* che il pubblico deve affrontare.
Accoglienza critica e risposta del pubblico
Le prime valutazioni raccolte su piattaforme di voto mostrano un gradimento molto positivo da parte del pubblico, con una media di 9.1 su 10. Le recensioni professionali, invece, evidenziano una sceneggiatura considerata poco approfondita e un ritmo narrativo a tratti discontinuo. Tuttavia, la qualità delle immagini e la capacità di sfruttare gli spazi domestici per generare vulnerabilità sono stati ampiamente lodati.
Il film dimostra come il genere horror possa ancora essere uno strumento potente per esporre le contraddizioni dell’esperienza femminile e per interrogare il pubblico su quali siano i veri mostri: le entità soprannaturali o le aspettative irraggiungibili imposte alla figura materna.
