Naza: la verità nascosta dietro le uccisioni di civili a Gaza

Un documentario shock rivela come Israele ha utilizzato tecnologie avanzate per monitorare e uccidere civili palestinesi a Gaza. Scopri di più su Naza.

Nel cuore della notte, sui tetti di Tel Aviv, si svolgono registrazioni segrete di testimonianze anonime. Operatori dell’intelligence e membri dell’esercito israeliano rivelano dettagli sconvolgenti su operazioni di spionaggio, sorveglianza e uccisioni sistematiche di civili palestinesi a Gaza.

Il documentario Naza diretto da Yuval Abraham e Rachel Szor, svela l’uso di tecnologie avanzate, dall’intercettazione all’hackeraggio, fino all’intelligenza artificiale, per monitorare e colpire la popolazione civile.

Dopo il successo internazionale di No Other Land il collettivo di registi premiato con l’Oscar sposta l’attenzione da Cisgiordania a Tel Aviv, offrendo una prospettiva interna sulla società israeliana. Il film, distribuito da I Wonder Pictures, sarà proiettato nei cinema dal 28 al 30 settembre.

Le tecnologie dietro le operazioni militari

Il termine Naza è il nome in codice utilizzato dai servizi segreti israeliani per indicare i danni collaterali, ovvero le vittime civili dei bombardamenti. Il documentario rivela come queste operazioni siano state pianificate e eseguite con l’ausilio di algoritmi e intelligenza artificiale. Le testimonianze di 24 agenti del Mossad e dell’esercito israeliano, intervistati in modo anonimo, svelano un sistema di sorveglianza e controllo che precede la tragedia del 7 ottobre 2023, quando Hamas uccise oltre 1200 israeliani.

Le tecnologie utilizzate includono il controllo dei telefoni cellulari e l’analisi dei dati attraverso algoritmi avanzati. Questo sistema permette di identificare e colpire obiettivi con precisione, ma con un alto costo in vite umane. Le testimonianze rivelano anche come l’esercito israeliano contempli l’uccisione di civili, compresi i bambini, per stanare membri di Hamas.

Le testimonianze anonime e il contesto storico

Le interviste sono state condotte di notte sui tetti di Tel Aviv, dove è più difficile intercettare le conversazioni. Le voci degli intervistati sono state modificate per proteggere la loro identità. Yuval Abraham, giornalista e co-regista del film, spiega che il processo di raccolta delle testimonianze è stato lungo e complesso, richiedendo mesi di lavoro per conquistare la fiducia delle fonti.

Le motivazioni degli intervistati variano: alcuni sono spinti dal senso di colpa, altri raccontano con indifferenza, e alcuni sono addirittura orgogliosi dei risultati ottenuti. Il film mira a descrivere il sistema di morte e genocidio, mettendo in luce le tecnologie e le strategie utilizzate.

L’impatto del documentario e le critiche

Il documentario Naza è stato accolto con una standing ovation di oltre 25 minuti alla Mostra del Cinema di Venezia, dove è stato presentato in concorso. Tuttavia, non sono mancate le critiche riguardo alla sua unilateralità. Alcuni osservatori hanno sollevato dubbi sull’attendibilità delle fonti anonime e sulla mancanza di una controparte che possa replicare alle accuse.

Il film è stato descritto come un atto di resistenza e responsabilità, ma anche come un’opera di propaganda. La sua presentazione a Venezia ha suscitato reazioni contrastanti, con alcuni che lo considerano un potente strumento di denuncia e altri che lo vedono come un prodotto culturale da premiare o respingere insieme ad altri titoli in concorso.

Il film solleva importanti questioni etiche e politiche, invitando il pubblico a riflettere sul costo umano dei conflitti moderni.

Scritto da Chiara Lombardi

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