San Sebastián 2026: la programmazione internazionale del 74° Festival

Il Festival di San Sebastián torna con una programmazione che mescola autori affermati, giovani talenti e grandi star internazionali.

Dal 18 al 26 settembre la corniche basca si trasforma nel fulcro della stagione cinematografica europea: la San Sebastián International Film Festival celebra la sua 74ª edizione accogliendo 263 proposte provenienti da 47 nazioni. Il direttore José Luis Rebordinos, giunto al suo ultimo mandato, ha voluto offrire un mix di cinema commerciale e sperimentale, garantendo al pubblico una selezione eclettica e di grande impatto.

Il festival si caratterizza per una struttura a più livelli: la competizione ufficiale, la sezione New Directors, i rami tematici come Perlak e la zona dedicata alle anteprime internazionali. Oltre a 17 film in corsa per la Golden Shell vengono assegnati i prestigiosi premi Donostia a personalità di spicco del panorama cinematografico. Il programma, infatti, combina nomi famosi con registi emergenti, creando un vero laboratorio di creatività.

Programma ufficiale e film in concorso

La cerimonia di apertura vede la prima mondiale di Ghost Song fantasia drammatica di Fatih Akin, che sfiderà per la Golden Shell. Accanto ad Akin, la progr

Il catalogo in concorso comprende titoli di alto profilo: The Debut di Jesse Eisenberg con Julianne Moore e Paul Giamatti, la serie horror di Netflix My Sad Dead (Mis muertos tristes) di Pablo Larraín, l’adattamento d’azione di Fred Cavayé su Les Misérables e Tender Loving Care di Mike Leigh.

Altri lavori degni di nota sono il debutto cinese Border di Ah Biao, Milo con Marion Cotillard di Nicole Garcia e l’avventura di horror latinoamericano di Jordan Firstman, Club Kid. La competizione si chiude il 26 settembre con Le Faux Soir di Michaël R. Roskam.

Film in apertura e chiusura

L’apertura, guidata da Akin, è seguita da una rassegna di anteprime dove spiccano Heart of the Beast di Brad Pitt e David Ayer, presentata fuori concorso, e la proiezione della nuova pellicola di Werner Herzog, Bucking Fastard. La chiusura, affidata a Le Faux Soir chiude il ciclo con un tocco di noir belga.

Ospiti di rilievo e premi Donostia

Il red carpet conta nomi illuminati dalla Hollywood più classica: Naomi Watts, Brad Pitt, Penélope Cruz, Orlando Bloom, Rami Malek e Diego Luna sono confermati tra gli invitati. Naomi Watts riceve il Donostia Award per la sua carriera e presenta il suo ultimo film, The Housewife diretto da Ben Shirinian. Anche Werner Herzog è onorato con un Donostia per l’intera opera, mentre il festival accoglie la proiezione di Heart of the Beast con la presenza di Pitt, la sua prima visita al festival dal 2009.

Premi Donostia a Watts e Herzog

Il riconoscimento a Watts ed Herzog sottolinea l’impegno del festival nel valorizzare sia la regia emergente sia i maestri consolidati. Durante la serata di premiazione, entrambi hanno sottolineato l’importanza di utilizzare la visibilità internazionale per raccontare storie che vadano oltre il semplice intrattenimento.

Sezione New Directors e impegno sociale

Il segmento New Directors si distingue per la sua apertura assoluta: registi al loro primo o secondo lungometraggio provenienti da Bulgaria, Iran, Giappone, Messico, Norvegia, Corea del Sud, Spagna, Taiwan, Regno Unito e Ucraina hanno trovato spazio. Il debutto di Jaime Lorente, The Bad Son apre la sezione, mentre il film di Jordan Firstman, Club Kid ha già riscosso $17 milioni di acquisizione da A24 a Cannes.

Rebordinos ha ribadito il forte impegno del festival su temi di diritti umani, ricordando la dichiarazione di solidarietà verso la popolazione palestinese lanciata l’anno scorso. Il festival, infatti, non si sottrae alla discussione attuale, ritenendo che la piattaforma culturale debba essere usata per sensibilizzare su conflitti e ingiustizie.

Dichiarazioni del direttore José Luis Rebordinos

Il direttore ha dichiarato: «Quest’anno il programma riflette la complessità del cinema contemporaneo, dove il popolare convive con il radicale. Crediamo sia fondamentale parlare di diritti umani quando si ha un palcoscenico mondiale.» La sua visione si traduce in una selezione che, secondo lui, è una delle più interessanti degli ultimi anni, mostrando come la settima arte rispecchi la società che la produce.

Scritto da Chiara Lombardi

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