Il miglior film italiano di Venezia: ritorno a Buenos Aires di Marco Bechis

Il film di Marco Bechis, con Adriano Giannini, racconta il ritorno di un sopravvissuto alla dittatura argentina e ha conquistato la Volpi al Festival di Venezia.

Il cinema italiano torna a occupare un posto di rilievo al Festival di Venezia con Ritorno a Buenos Aires l’unico film italiano nella competizione per il Leone d’Oro. Diretto da Marco Bechis l’opera ha attirato l’attenzione per la sua carica emotiva e per la straordinaria performance di Adriano Giannini che ha ricevuto la Coppa Volpi come miglior attore.

Giannini, noto per i ruoli intensi, si immerge in un personaggio segnato dal trauma della dittatura argentina. La sua interpretazione è stata descritta come “da brividi”, capace di trasportare lo spettatore direttamente nella prigione mentale del protagonista. Il film, già distribuito nelle sale italiane, si distingue per una regia che privilegia lo sguardo attento e la precisione quasi chirurgica nel ricostruire il dolore di una generazione.

Il contesto storico e la trama di Ritorno a Buenos Aires

Ambientato tra il 2008 e il ritorno del protagonista in Argentina, il film segue Mariano Guerra interpretato da Giannini, un medico torinese che, dopo trentatré anni di esilio, è chiamato a testimoniare nei processi contro i militari responsabili del regime dittatoriale del 1976-1982. Mariano, un tempo prigioniero del famigerato Garage Olimpo deve confrontarsi con i fantasmi del passato, sia dentro che fuori dal tribunale.

Le scene in aula mostrano una tensione palpabile: ex aguzzini, testimoni e familiari delle vittime si incrociano in un clima di sfiducia e rimorso.

Mariano non è un eroe puro: la sua sopravvivenza è stata possibile grazie a scelte difficili, tra cui la delazione di altri prigionieri. Questo conflitto interiore diventa il motore drammatico del film, che alterna flashback dei giorni di tortura a sequenze di intensa testimonianza legale.

Il cast e la regia di Marco Bechis

Oltre a Giannini, il film vanta una squadra di interpreti di grande spessore: Ana CelentanoVerónica GerezOlivia NussAdrián FondariPaula Cohen e Marcelo Chaparro. Ogni attore contribuisce a creare un microcosmo di sopravvissuti che condividono spazi angusti forniti dal Ministero della Giustizia argentino luogo simbolico di attesa e di riconciliazione.

Bechis, nato a Santiago del Cile da padre italiano e cresciuto in Argentina, ha trasformato la propria esperienza personale – il sequestro nel 1977 – in una narrazione più ampia sulla colpa dei sopravvissuti. L’autore non punta a una biografia, ma a una riflessione sull’etica della testimonianza: “essere sopravvissuti è una ferita che il tempo non guarisce” afferma il regista. Il suo approccio visivo privilegia inquadrature statiche, corridoi fredde e spazi chiusi, per mettere in evidenza il conflitto interno del protagonista.

Scenografie e location: Torino e Porto Alegre

Le riprese si sono svolte tra Italia e Brasile con un uso sapiente di location che rafforzano il tema della claustrofobia. A Torino, le scene ambientate nelle celle del carcere delle Vallette – l’Aula Bunker costruita negli anni Ottanta – sono state scelte per la loro storia di processi contro gruppi terroristici italiani, creando un parallelo simbolico tra le due violenze storiche.

In Brasile, la città di Porto Alegre ha fornito gli sfondi panoramici tipici del Sud America, alternando quartieri storici come il Solar dos Camara a moderni centri d’arte. Questa diversità geografica permette al film di oscillare tra il “passato chiuso” e il “presente aperto”, enfatizzando il viaggio interiore di Mariano. Le location assumono quindi un ruolo attivo, non solo decorativo, contribuendo a costruire una mappa emotiva della sofferenza.

Il risultato è un’opera che, pur trattando temi di incombenza storica, resta profondamente personale. La regia di Bechis, la recitazione di Giannini e la scelta delle ambientazioni convergono in un film che non cerca la mera commozione, ma la verità dei ricordi. In un periodo in cui il negazionismo e la polarizzazione riemergono, Ritorno a Buenos Aires invita lo spettatore a confrontarsi con la memoria, a non dimenticare e a riconoscere il valore del coraggio di testimoniare.

Scritto da Matteo Pellegrino

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