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Finalmente disponibile in italiano grazie all’editore Agenzia Alcatraz di Milano, Ritual è un’opera di David Pinner che ha gettato le basi per il celebre film The Wicker Man, diretto da Robin Hardy. Questo romanzo non è solo un semplice thriller, ma un vero e proprio pezzo di storia della letteratura e del cinema inglese, che merita di essere riscoperto dalla nuova generazione di lettori e cinefili.
Pubblicato per la prima volta nel 1967, Ritual nasce come un progetto di sceneggiatura per un film che avrebbe dovuto avere come protagonista John Hurt, ma il progetto non si concretizzò mai. Pinner, allora un giovane autore di ventisei anni, decise di trasformare la sua idea in un romanzo. La sua scrittura ha dato vita a una storia inquietante che si distingue per la sua atmosfera e i temi trattati.
Il racconto di David Hanlin
Il protagonista, David Hanlin, è un ispettore di Scotland Yard che si trova a dover affrontare un caso di omicidio rituale in un piccolo villaggio inglese chiamato Thorn. La sua missione si complica ulteriormente a causa della sua mentalità rigida e bigotta, simile a quella di Oliver Cromwell. La comunità che incontra è caratterizzata da pratiche occultistiche e riti legati alla fertilità, rendendo l’atmosfera ancora più tesa e inquietante.
Una comunità misteriosa
Contrariamente a quanto si possa pensare, il villaggio di Thorn non è un luogo isolato, ma si trova in Cornovaglia, facilmente raggiungibile da Londra. Hanlin, a differenza del sergente Howie di The Wicker Man, ha accesso a mezzi di comunicazione che gli consentono di rimanere in contatto con le autorità. Tuttavia, i suoi tentativi di indagare vengono ostacolati dagli abitanti, che rispondono con ostilità e risentimento alla sua presenza.
Questo contrasto tra il poliziotto e la comunità locale mette in luce la tensione tra razionalità e superstizione. I paesani, pur aderendo a pratiche neopagane, non sembrano avere la stessa determinazione e gioia di vivere dei personaggi del film. Anzi, si rivelano più simili a eccentrici e innocui peccatori di provincia piuttosto che a fanatici devoti.
Una storia di follia e conflitto
La narrazione di Ritual non si limita a seguire le indagini di Hanlin, ma esplora anche la sua crescente instabilità mentale. Man mano che il racconto avanza, il protagonista si immerge in una spirale di confusione e paranoia, incapace di distinguere tra la follia della comunità e la propria. Questo aspetto psicologico ricorda le dinamiche presenti in opere come Shutter Island, dove la sanità mentale è continuamente messa in discussione.
Un finale inaspettato
Il culmine della storia riserva sorprese, poiché l’evento sacrificale che ci aspetteremmo in un thriller di questo genere non si realizza come previsto. Questo ribaltamento delle aspettative ci costringe a riflettere sulla natura del male e sulla complessità dell’animo umano. La scoperta del cadavere della bambina, segnata da simboli di stregoneria, ci ricorda che gli anni ’60 non erano solo caratterizzati dalla Swinging London, ma anche da eventi tragici e inquietanti.
Ritual si presenta quindi come un’opera che, sebbene legata a un film iconico, si distingue per la sua profondità e la capacità di esplorare temi complessi come la moralità, la follia e il conflitto tra il sacro e il profano. Per chi ama il genere folk horror, questo romanzo rappresenta una lettura obbligata, capace di offrire uno sguardo originale e inquietante su una cultura che continua a influenzare il cinema contemporaneo.