Sirat di Oliver Laxe: un’epica odissea visiva e sonora nel deserto

Analisi approfondita del film "Sirat" di Oliver Laxe, vincitore del Festival di Cannes, che affronta in modo incisivo i temi della ricerca interiore e dell'apocalisse. Questo capolavoro cinematografico invita lo spettatore a riflettere sulla condizione umana e sulle sfide esistenziali, offrendo un'esperienza visiva e emotiva straordinaria.

Il film Sirat, diretto da Oliver Laxe e vincitore del Premio della Giuria al Festival di Cannes 2026, offre un’esperienza sensoriale intensa. Ambientato nel deserto marocchino, racconta la storia di un padre in cerca della figlia scomparsa durante un rave.

Questa ricerca si trasforma in un viaggio che mette in luce le sfide affrontate dai personaggi in un contesto apocalittico.

Un’odissea nel deserto

La trama di Sirat ruota attorno a un camion che attraversa il deserto, simbolo di movimento e ricerca. Il padre e il figlio, protagonisti principali, si uniscono a un gruppo di raver diretti verso un’altra festa misteriosa. Tuttavia, l’avventura si rivela più complessa e inquietante del previsto.

Il deserto assume quasi il ruolo di un personaggio a sé stante, con la sua vastità e i suoi pericoli.

Il ruolo del sonoro

Uno degli elementi distintivi di Sirat è l’importanza attribuita al sound design. La colonna sonora e gli effetti sonori predominano, creando un’atmosfera avvolgente e, in alcuni casi, opprimente. Questo approccio mira a immergere lo spettatore in un’esperienza quasi onirica, dove la musica diventa un protagonista.

Tuttavia, sorge la questione su quanto il suono riesca a sostenere la narrazione visiva.

Critica e interpretazione

Nonostante le buone intenzioni, alcuni critici hanno evidenziato come Sirat possa apparire come una deviazione da un vero e proprio fiction trip. La polvere e il caos presenti nel film sembrano più un effetto scenico che una reale espressione di autenticità. Le scene choc, necessarie per mantenere alta la tensione, rischiano di diventare ripetitive, rivelando una certa mancanza di sostanza dietro la facciata visiva.

Snobismo o innovazione?

Un’altra critica mossa a Sirat è quella di apparire come un esercizio di snobismo cinematografico. L’idea di esplorare temi profondi attraverso l’estetica visiva e sonora potrebbe risultare inaccessibile per alcuni spettatori, limitando la fruizione alla superficie. La mancanza di un vero coinvolgimento emotivo rende l’opera meno incisiva, sfumando il confine tra innovazione e mera esibizione.

Sirat di Oliver Laxe si configura come un progetto ambizioso che, tuttavia, non riesce a mantenere un equilibrio tra forma e sostanza. La ricerca di un’esperienza sensoriale avvincente è evidente, ma si accompagna a una sensazione di insoddisfazione per la mancanza di profondità narrativa. L’opera invita a riflettere su come il cinema possa affrontare temi di apocalisse e ricerca personale, lasciando il pubblico con un interrogativo: è questo davvero l’inferno?

Scritto da Roberto Conti

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