Soumsoum: Haroun tra spiritualità, giovinezza e paesaggi del Ciad

Mahamat-Saleh Haroun torna con un racconto intimo e simbolico: una ragazza, poteri invisibili e una guida che custodisce sapere e tradizione

Mahamat-Saleh Haroun firma un’opera che prende forma tra le pietre, il deserto e la comunità: Soumsoum, the Night of the Stars è un film che mette al centro la crescita di una ragazza e la tensione tra visibile e invisibile. Ambientato in un villaggio del Ciad, il racconto si apre con immagini di distruzione e con una voce che evoca la forza degli elementi, un incipit che introduce le due grandi linee del film: la relazione con il paesaggio e il legame con una memoria collettiva.

Un racconto di formazione sospeso tra realismo e mito

La protagonista, Kellou, attraversa un percorso di scoperta: dopo una terribile alluvione che ha modificato il profilo del territorio, la ragazza comincia a percepire visioni e presagi che la mettono in crisi. Il regista costruisce il coming of age non come semplice rito di passaggio, ma come confronto con un patrimonio immateriale che rischia di scomparire. Il film fonde il quotidiano—il villaggio, le relazioni familiari, le pressioni sociali—with elementi fantastici che ricordano altre esperienze del cinema africano contemporaneo, creando un equilibrio tra realismo sociale e dimensione simbolica.

La dialettica tra individuo e comunità

Al centro della tensione narrativa c’è il rapporto di Kellou con chi la circonda: la famiglia, i compagni di scuola e gli abitanti del villaggio reagiscono in modi diversi ai segni che la ragazza porta. La comunità islamica locale, rappresentata da figure conservatrici, interpreta certe manifestazioni come minacce, mentre altri personaggi, come Aya, offrono un’altra lettura, legata a pratiche e saperi ancestrali. Questa opposizione mette in luce come la storia culturale e religiosa si incroci con le narrazioni personali, delineando conflitti che non sono riducibili a stereotipi.

Aya come custode: trasmissione e cura

Aya emerge come figura centrale nella vicenda: emarginata, guardata con sospetto, è invece colei che riconosce il dono di Kellou e avvia un percorso di insegnamento. Nel film Aya non è solo una guida; è una memoria vivente che cerca di trasmettere un patrimonio spirituale minacciato dall’oblio. Attraverso lezioni di osservazione, rituali e racconti, la donna ristabilisce un ponte tra il presente e ciò che è stato cancellato dalla modernità e dagli eventi climatici. In questo senso il film diventa una riflessione sulla responsabilità intergenerazionale.

Pratiche, simboli e geografia del sacro

Haroun lavora molto con il paesaggio: le rocce, gli specchi d’acqua nascosti e il deserto dell’Ennedi fungono da cornice mitopoietica. È proprio la geografia a suscitare ricordi e a mettere in moto storie antiche, trovando nella memoria del territorio il motivo profondo dell’opera. Il regista ha raccontato di aver preso ispirazione dalle leggende locali e dalla sensazione che quei luoghi portino con sé tracce dell’origine umana, una prospettiva che conferisce alla pellicola una dimensione quasi biblica e archetipica.

Stile, interpretazioni e collocazione festivaliera

Con uno stile contemplativo, Haroun alterna primi piani intimi a inquadrature che dilatano il tempo e lo spazio, lasciando che le immagini parlino tanto quanto i dialoghi. Le interpretazioni, in particolare quella dell’attrice che interpreta Kellou e di Maïmouna Miawama nel ruolo di Aya, sono sottili e ricche di sfumature: movimenti appena accennati, sguardi che nascondono lutti e ricordi, una recitazione che sostiene la sospensione narrativa. Non a caso il film è stato presentato al concorso della 76ª Berlinale, luogo ideale per opere che dialogano con la tradizione d’autore e con temi universali.

Dal punto di vista tematico, Soumsoum prosegue l’interesse di Haroun per la responsabilità del cinema come archivio: filmare diventa un atto di tutela della memoria collettiva, un modo per opporre resistenza all’oblio e alla trasformazione imposta dalla modernità. Il regista, che ha sempre alternato opere di fiction e documentarie, considera il suo lavoro una forma di testimonianza verso il Ciad e le sue storie.

Il film di Haroun non offre soluzioni facili, ma propone una via per comprendere come il passato possa abitare il presente e come i giovani possano farsi carico di una tradizione che non è solo folklore, ma un sistema di conoscenze. Soumsoum, the Night of the Stars è In questo modo l’opera conferma la posizione del regista tra i nomi fondamentali del cinema africano contemporaneo.

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Sarah Finance

Ha trascorso anni davanti agli schermi con i grafici che si muovevano mentre il resto del mondo dormiva. Conosce l'adrenalina di un'operazione giusta e il freddo di una sbagliata. Oggi analizza i mercati senza i conflitti d'interesse di chi vende prodotti finanziari. Quando parla di investimenti, parla come qualcuno che ha messo in gioco soldi veri, non solo teorie.