Nel vasto catalogo di Netflix, The Deliverance – La redenzione si distingue come un film che sfida le convenzioni del genere horror. Diretto da Lee Daniels il film è ispirato al celebre caso Ammons, noto anche come Demon House o 2000 Demons House.
La storia segue Ebony Jackson interpretata da Andra Day una madre con problemi di dipendenza che si trasferisce con i suoi tre figli in una nuova casa, accompagnata dalla madre malata di cancro, Alberta interpretata da Glenn Close.
La casa, tuttavia, nasconde una presenza oscura che prende di mira i bambini, in particolare il piccolo Andre che inizia a comunicare con un’entità invisibile chiamata Trey. Questo scenario ha immediatamente evocato confronti con L’Esorcista – Il credente diretto da David Gordon Green un altro film che affronta il tema della possessione demoniaca.
Differenze sostanziali tra The Deliverance e L’Esorcista – Il credente
Sebbene entrambi i film condividano un nucleo narrativo simile, con bambini posseduti e famiglie disperate, emergono differenze sostanziali nel modo in cui affrontano il genere della possessione demoniaca. L’Esorcista – Il credente segue il fotografo Victor Fielding interpretato da Leslie Odom Jr. la cui figlia Angela e la sua migliore amica Katherine vengono possedute da una forza maligna. Il film si concentra sugli sforzi disperati di Victor e dei genitori di Katherine per salvare le ragazze, attingendo a metodi di culture diverse per combattere il male.
Tuttavia, il film non riesce a sviluppare adeguatamente il suo dramma familiare. La narrazione si perde in una trama confusa, con fili narrativi lasciati irrisolti e una combinazione caotica di rituali e metodi che rende la sequenza dell’esorcismo più ingarbugliata che spaventosa. Questo contrasta con The Deliverance che dedica tempo ed energie considerevoli al ritratto della famiglia Jackson, costruendo una rete complessa di relazioni disfunzionali che diventano il vero cuore pulsante della storia.
La profondità emotiva di The Deliverance
Ebony ha un passato criminale e una storia di abusi fisici sui figli, comportamenti per lo più scatenati dal suo disturbo da uso di sostanze. I servizi sociali la tengono sotto stretto controllo, e il rapporto con i suoi bambini è teso, segnato dalla paura e dalla sfiducia reciproca. La relazione tra Ebony e sua madre Alberta è sfaccettata e dolorosa: Alberta stessa è stata una madre violenta, e il film lascia intendere che abbia permesso ad altri di abusare di sua figlia.
Questo intreccio di traumi generazionali, dipendenza, violenza domestica e tentativo di redenzione conferisce a The Deliverance una profondità emotiva che raramente si trova nei film di possessione demoniaca. Il dramma familiare non è solo uno sfondo, ma diventa la sostanza stessa del film, l’elemento che cattura l’attenzione e genera empatia. Tuttavia, questa scelta narrativa ha un costo: il film non mantiene la promessa di essere un horror soprannaturale.
Le delusioni di The Deliverance e L’Esorcista – Il credente
La possessione dei bambini è sviluppata con ritmo lentissimo, e anche quando si arriva al terzo atto, l’aspetto soprannaturale rimane sottosviluppato. L’azione vera e propria legata alla possessione demoniaca si concentra negli ultimi trenta minuti circa, lasciando molti spettatori delusi. Sebbene tutti e tre i figli siano posseduti, solo Andre viene sottoposto al rituale di liberazione, che miracolosamente salva anche i suoi fratelli per ragioni mai spiegate chiaramente.
In definitiva, sia The Deliverance che L’Esorcista – Il credente si rivelano titoli deludenti nel sottogenere della possessione demoniaca, ma per ragioni opposte. L’Esorcista – Il credente pur essendo il sequel diretto del classico di William Friedkin non porta nulla di nuovo al franchise. Si limita a ripetere formule già viste senza l’intensità o la maestria dell’originale. The Deliverance d’altra parte, non sarà ricordato come un grande film di possessione demoniaca, e probabilmente entrambi i titoli rischiano di finire nell’oblio del genere, dimenticati a favore di opere che hanno saputo bilanciare meglio i loro elementi narrativi o che hanno avuto il coraggio di essere ciò che promettevano di essere.
