Il programma cinematografico di questo fine settimana propone un mix di generi e provenienze che sfida le aspettative del pubblico. Da una commedia americana dal ritmo incalzante a due produzioni italiane premiate a Venezia, le sale offrono spunti di riflessione, risate e, per alcuni, un ritorno a momenti storici dolorosi.
In prima fila troviamo The Invite – Il piacere è tutto nostro diretto e interpretato da Olivia Wilde, che ripropone una storia di tensione domestica e inviti improvvisi. Accanto a questa proposta anglo-americana, lo spettatore può scegliere tra I figli della scimmia di Tommaso Landucci, un dramma familiare nominato nella sezione Orizzonti della Mostra di Venezia, e Ritorno a Buenos Aires di Marco Bechis, un film che ricostruisce le atrocità della dittatura argentina.
The Invite – Il piacere è tutto nostro, la commedia che mette alla prova la convivenza
Ambientata in una tranquilla casa di San Francisco, la trama ruota attorno a Joe (interpretato da Seth Rogen), un musicista alle prese con un lavoro precario, e alla moglie Angela (Olivia Wilde). Dopo una giornata di tensioni, Angela organizza una cena con la coppia vicina, Pina (Penélope Cruz) e Hawk (Edward Norton). La serata, inizialmente conviviale, prende una piega surreale, spingendo i protagonisti a confrontarsi con differenze di stile di vita, valori e desideri nascosti.
La regia di Wilde, che alterna momenti di comicità pungente a situazioni quasi inquietanti mantiene alta l’attenzione dello spettatore.
L’elemento distintivo del film è la sua capacità di trasformare una semplice cena in una sorta di arena psicologica. I dialoghi, scanditi da battute taglienti, rivelano le fratture tra “coppie borghesi” e “libertini”, offrendo al contempo una riflessione su come le relazioni moderne possano diventare teatro di incomprensioni. La colonna sonora di Dev Hynes, dal sapore thriller, accentua la tensione, mentre il cast – Rogen, Cruz, Norton e Wilde – dimostra una chimica efficace, rendendo credibili i momenti di conflitto e di complicità.
I figli della scimmia, dramma familiare premiato a Venezia
Il racconto di Tommaso Landucci si concentra su Dario (Riccardo Scamarcio), un uomo legato a un figlio disabile, Andrea Aggio, e sulla scoperta della passione per le moto trial da parte del nipote Giacomo (Tancredi Naldini). Il legame che si crea tra lo zio e il ragazzo ricorda un rapporto padre-figlio, ma genera anche tensioni con il fratello di Dario (Fausto Russo Alesi) e gli altri membri della famiglia. Il film si sviluppa su un ritmo misurato, dove il silenzio e i gesti parlano più delle parole, creando un’atmosfera di intimità carica di emozione.
La sceneggiatura, premiata nella sezione Orizzonti, utilizza il simbolismo della scimmia – ispirato a una favola di Esopo – per esplorare temi di favoritismo, invidia e redenzione. Scamarcio, che ha anche curato la produzione, offre una performance intensa e vulnerabile, mostrando una figura maschile che si sforza di conciliare i propri desideri con le responsabilità familiari. Il film, pur rimanendo quasi totalmente privo di effetti speciali, riesce a costruire un forte impatto visivo grazie alla fotografia che valorizza i paesaggi rurali e le scene di moto, simboli di libertà e di conflitto interiore.
Ritorno a Buenos Aires, testimonianza della dittatura argentina
Il ritorno di Marco Bechis al tema della repressione militare argentina è segnato dal ritorno del dottor Mariano Guerra (Adriano Giannini) in Argentina per testimoniare al processo contro i responsabili del “Garage Olimpo”, un centro di detenzione clandestino durante la dittatura (1976-1983). Il film ricostruisce il viaggio di Guerra, che rivive ricordi di tortura, rapimenti e la costruttiva “sopravvivenza” psicologica dei prigionieri.
Bechis, già noto per “Garage Olimpo” (1999) e “Figli” (2001), utilizza Ritorno a Buenos Aires per dare voce a una generazione di sopravvissuti, mettendo in scena le ferite ancora aperte della società argentina. Giannini interpreta con dignità un uomo che, oltre a raccontare il proprio trauma, rappresenta l’intero gruppo dei “desaparecidos”. Il racconto si sviluppa tra interviste, flashback e scene di corte, permettendo allo spettatore di comprendere la complessità di un periodo storico segnato da violenze sistematiche. Il film, pur non offrendo soluzioni facili, invita a una riflessione sulla memoria collettiva e sulla necessità di preservare il ricordo delle vittime.
La scelta dipenderà dal gusto personale, ma ogni film garantisce una proposta di qualità per chiunque voglia trascorrere il sabato o la domenica tra le luci del grande schermo.
