Il 5 novembre il grande schermo della Sala Energia di Melzo è stato occupato da una platea insolita: più di seicento studenti delle scuole superiori, riuniti per assistere in anteprima nazionale al film Se domani non torno. La proiezione, organizzata dal Comune in collaborazione con Arcadia Cinema e il Multisala Gioiello, ha rappresentato il punto focale di un progetto educativo che si estende a tutta Italia, coinvolgendo decine di migliaia di ragazzi.
Il film, diretto da Paola Randi e ispirato al libro Cara Giulia. Quello che ho imparato da mia figlia scritto da Gino Cecchettin e Marco Franzoso, ricostruisce la vita della ventiduenne Giulia Cecchettin e la sua tragica scomparsa. Non si tratta di un racconto sensazionalistico, ma di una narrazione che utilizza silenzi, primi piani e una regia sobria per far emergere le dinamiche di una relazione tossica e le conseguenze della violenza di genere nella società contemporanea.
L’evento di Melzo: numeri, logistica e partecipazione attiva
Oltre 600 alunni hanno varcato la soglia del cinema Arcadia, sotto la supervisione di docenti, assessori comunali Simona Prinetti ed Emidio De Cunto e la responsabile marketing Noemi Lamacchia. Dopo la visione, i ragazzi hanno potuto interagire in diretta con la regista e con Gino Cecchettin, insieme a circa 65 000 coetanei sparsi per l’Italia. L’iniziativa ha sfruttato le infrastrutture del Comune, le sale cinematografiche locali e il programma nazionale “Giffoni School Experience”, che da anni promuove l’educazione all’arte cinematografica nelle scuole.
Il ruolo delle istituzioni scolastiche e culturali
Le scuole melzesi hanno partecipato non solo come spettatori ma anche come giurati in eventi del Giffoni Film Festival, creando un legame continuativo tra educazione e cinema. Il Centro Donne contro la Violenza, insieme all’associazione Aiace VdA, ha curato il dibattito post-proiezione, stimolando i giovani a riflettere su temi quali il rispetto reciproco, il linguaggio inclusivo e la responsabilità collettiva nella prevenzione della violenza.
Il messaggio del film: dalla tragedia all’impegno collettivo
Attraverso una narrazione priva di colpi di scena violenti, il film sceglie di non nominare l’assassino, concentrandosi invece sui silenzi e sui respiri dei familiari. Gino Cecchettin, protagonista reale della vicenda, compare nella trasmissione in diretta per ricordare che “non è colpa di una sola persona, ma di un intero sistema”. La regista ha sottolineato che puntare il dito su un singolo colpevole permette alla società di “dormire tranquilla”, mentre il vero nemico è il patriarcato invisibile che normalizza comportamenti di possesso.
Nel finale, Giulia non è presente sullo schermo, ma la sua assenza diventa presenza costante nei ricordi e nei sogni dei suoi familiari. Il film invita gli studenti a interrogarsi sui propri desideri, a non nascondere le proprie ambizioni e a diventare “isole felici” per gli altri. Il messaggio chiave è chiaro: il cambiamento deve partire dal quotidiano, dalle parole che scegliamo e dai gesti che compiamo.



