Durante una sessione di domande su Instagram, la giornalista Selvaggia Lucarelli ha colto l’occasione per esprimere un giudizio netto su due programmi televisivi di Rai 2. L’interlocutrice ha dovuto scegliere, su richiesta di una follower, un format ancora capace di parlare al presente e uno che, a suo avviso, inizia a mostrare i segni del tempo. La risposta ha messo a confronto Belve, condotto da Francesca Fagnani, con la comicità di Maurizio Crozza, sollevando nuove considerazioni sul ruolo dei talk-show nell’era digitale.
Nel suo intervento, Lucarelli ha sottolineato come l’avvento dei videopodcast abbia modificato radicalmente il consumo di contenuti di tipo intervista. Oggi, le stesse volti, le stesse domande e perfino i momenti virali si susseguono su piattaforme diverse, rendendo più difficile per un programma tradizionale offrire qualcosa di veramente nuovo. Questo fenomeno, secondo la giornalista, è alla base della percezione di Belve come un format che sta invecchiando.
Belve accusata di perdere freschezza
Lucarelli ha definito Belve “un programma che sta invecchiando” perché le interviste sembrano riciclare le stesse formule. Ha citato l’esempio di Federica Pellegrini, chiedendosi quale valore aggiunto possa avere un’ennesima chiacchierata con l’ex campionessa di nuoto, già apparsa in numerosi contesti televisivi e digitali. Il punto centrale della critica riguarda la tendenza a riproporre ospiti già ampiamente conosciuti, con domande che ormai non sorprendono più lo spettatore.
L’impatto dei videopodcast sulle interviste tradizionali
Secondo la giornalista, le interviste e i personaggi sono cannibalizzati dai videopodcast: i contenuti diventano una rotazione di volti e clip familiari, con scarsa possibilità di generare rivelazioni inedite. Questo ciclo di ridondanza, definito da Lucarelli come “volti, domande, clip a rotazione sempre le stesse”, indebolisce l’appeal di Belve e mette in discussione la sua capacità di innovare in un panorama mediatico saturo.
Maurizio Crozza: la comicità che resta moderna
Al contrario, la giornalista ha elogiato Maurizio Crozza per la sua capacità di mantenere una forma comica tradizionale – imitazioni, caricature e grottesche rappresentazioni – senza risultare datata. Ha definito la sua comicità “antica nella forma, ma contemporanea nello sguardo”, evidenziando come la costruzione dei personaggi e delle battute riesca a parlare dei “cambiamenti della società” con intelligenza. Per Lucarelli, la modernità di un programma non dipende dall’uso di formule nuove, ma dalla capacità di rinfrescarsi lo sguardo verso il presente.
Il confronto tra Belve e Maurizio Crozza mette in luce una sfida importante per la conduttrice Francesca Fagnani: mantenere l’identità del format senza cadere nella trappola del déjà-vu. Le domande dirette, le conversazioni scomode e le reazioni degli ospiti hanno sempre caratterizzato il talk-show, ma ora devono competere con un pubblico che può accedere a confessioni e retroscena su piattaforme digitali. Come ha osservato Lucarelli, per continuare a sorprendere non basta invitare volti famosi, ma è fondamentale proporre prospettive ancora inesplorate.



