David Riondino, vita e opere di un artista eclettico

Addio a David Riondino: il ritratto di un artista che ha attraversato musica, teatro, cinema e satira mantenendo una voce inconfondibile

La notizia della scomparsa di David Riondino ha rattristato il mondo della cultura: l’artista è morto il 29 marzo 2026 nella sua casa romana all’età di 73 anni. Nato a Firenze il 10 giugno 1952, Riondino è stato interprete e autore capace di muoversi con disinvoltura tra linguaggi diversi, dalla canzone al palcoscenico, dal cinema alla scrittura.

In vita ha coltivato rapporti intensi con colleghi come Sabina Guzzanti, Paolo Rossi e Dario Vergassola, e ha lasciato opere e iniziative che continuano a parlare del suo approccio creativo.

Oltre al percorso artistico, la figura pubblica di Riondino è accompagnata da vicende private ben documentate: due matrimoni, una figlia di nome Giada e una relazione significativa con Sabina Guzzanti. Tra i progetti più recenti si segnala la Scuola dei Giullari, un laboratorio formativo dedicato alla composizione di canzoni e alla pratica della tradizione orale, rimasto però incompiuto alla sua morte.

I funerali si sono svolti il 31 marzo 2026, alle 11, nella chiesa degli Artisti in piazza del Popolo a Roma.

Un carattere eclettico e una poetica popolare

La cifra distintiva di David Riondino è stata la contaminazione: il suo lavoro ha spesso mescolato poesia, musica e satira, riscoprendo forme antiche per rimetterle in gioco. Nostro riferimento centrale è la pratica della poesia a braccio, un metodo di improvvisazione in versi che Riondino ha recuperato e rinnovato, costruendo ottave e rime che dialogavano con la tradizione lirica italiana.

Questo approccio lo ha reso interprete unico, capace di parlare sia al pubblico colto sia alle platee popolari, con ironia e profondità insieme.

Il Collettivo Víctor Jara e i primi passi

Appena ventenne, Riondino ha fondato a Firenze il Collettivo Víctor Jara, un gruppo che univa musica, teatro e impegno politico e che ha prodotto due dischi pubblicati per i circoli. È di quegli anni la firma, insieme a Lu Colombo, del brano Maracaibo, che divenne un tormentone estivo nel 1981 e al quale Riondino rivendicò in seguito la paternità. Le esperienze con il collettivo e le prime pubblicazioni discografiche – tra cui gli album del 1979 e 1980 – hanno formato il terreno su cui è cresciuta la sua cifra artistica.

Dal teatro al cinema: una carriera attraverso forme diverse

Nel teatro Riondino ha costruito sodalizi importanti, in particolare con Paolo Rossi e Dario Vergassola, firmando spettacoli come “Chiamatemi Kowalski” e “La commedia da due lire”. Al cinema ha lavorato con registi di rilievo: apparizioni in Maledetti vi amerò di Marco Tullio Giordana, in La notte di San Lorenzo dei fratelli Taviani e in Kamikazen di Gabriele Salvatores hanno segnato tappe fondamentali della sua attività attoriale. Nel 1997 è passato alla regia con Cuba Libre – Velocipedi ai tropici, aggiungendo alla sua produzione alcuni documentari dedicati a tradizioni popolari e improvvisative.

Televisione, radio e la satira scritta

La presenza televisiva di Riondino è rimasta memorabile per la creazione di personaggi originali come il cantautore brasiliano Joao Mesquinho, e per i programmi cui ha partecipato, da “A tutto volume” a varie edizioni di “Quelli che il calcio”. Sul fronte della radio ha condotto trasmissioni come Il dottor Djembé con Stefano Bollani e si è confrontato con la parola parlata anche attraverso collaborazioni a programmi culturali su Rai Radio3. Come scrittore e satirico, ha pubblicato raccolte e poemetti per case editrici importanti, mantenendo sempre un legame con la scrittura in versi e la satira politica.

Eredità culturale e memoria

Lasciti concreti e iniziative rimaste aperte definiscono l’ultima parte dell’opera di David Riondino. Tra i titoli pubblicati ricordiamo Rombi e Milonghe, Sgurz, Il trombettiere (con illustrazioni di Milo Manara) e Sussidiario, raccolte che testimoniano la pluralità dei suoi interessi. Lavori come i documentari sugli improvvisatori e i laboratori formativi legati alla Scuola dei Giullari rivelano l’impegno di Riondino per la trasmissione di saperi orali e musicali. Gli omaggi ricevuti dai colleghi, in particolare quello di Sabina Guzzanti, sottolineano un affetto professionale e umano che durerà oltre la sua scomparsa.

Un bilancio aperto

Se è difficile misurare l’impatto completo di una carriera così ricca, resta certo che la figura di Riondino rappresenta un esempio di artista che ha saputo attraversare generi senza snaturarsi. Le sue invenzioni linguistiche, la capacità di improvvisare e la cura per la tradizione devono essere lette come eredità viva: progetti, registrazioni e pubblicazioni offrono materiali per studiosi e appassionati che vorranno approfondire il suo percorso. In questo senso, il ricordo di David Riondino non è una conclusione, ma un invito a proseguire il dialogo tra passato e presente.

Scritto da Elena Marchetti

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