Al culmine della campagna elettorale israeliana, il documentario Naza – acronimo di “effetti collaterali” – ha provocato un terremoto mediatico. Prodotto dai registi Yuval Abraham e Rachel Szor, già noti per il film premiato con l’Oscar No Other Land Naza è stato accolto a Venezia con una standing ovation di 24 minuti e un premio speciale della giuria.
Nessuno aveva ancora visto il film, ma la mera notizia della sua esistenza ha innescato una reazione di panico nei ranghi della destra politica.
Le rivelazioni di Naza
Il film è stato girato di notte sui tetti di Tel Aviv e raccoglie le testimonianze di 24 membri dell’esercito e dell’intelligence, tutti mantenuti anonimi per proteggere le loro identità. Le interviste confermano quanto già emerso da inchieste giornalistiche: l’esercito israeliano avrebbe utilizzato sistemi basati sull’intelligenza artificiale per pianificare, ancor prima del 7 ottobre, una serie di attacchi aerei sulla Striscia di Gaza, monitorando in modo capillare ogni abitazione.
Il risultato, secondo le dichiarazioni, è stato la perdita di almeno 70.000 vite, siano esse colpi collaterali o obiettivi mirati.
La furiosa risposta della destra israeliana
Il governo e i partiti di destra hanno reagito con una combinazione di negazione e aggressività. L’esercito ha definito il contenuto del film “menzognero”, aprendo un’inchiesta su una presunta diffusione di “materiale non classificato”. Il primo ministro Netanyahu ha addirittura proposto di revocare la cittadinanza ai due registi, definendoli “traditori”.
Accuse, minacce e retorica di censura
Le frasi di accusa si sono trasformate in minacce concrete: manifestazioni davanti alle abitazioni dei familiari dei registi, slogan che invocano l’impiccagione e richieste di sanzioni penali. Alcuni media di destra hanno etichettato il film come antisemitismo nonostante gli autori siano ebrei israeliani. La proposta di revocare la cittadinanza, sebbene non ancora attuata, è stata presentata come possibile misura contro chiunque “diffami le Forze di Difesa”. La stessa normativa, se approvata, potrebbe colpire anche membri dell’opposizione come Yair Golan, per le sue dichiarazioni sull’uccisione di bambini palestinesi.
Le reazioni della sinistra e della società civile
Al contrario, la sinistra israeliana ha mostrato una certa cautela. Sebbene numerosi registi e intellettuali abbiano firmato una dichiarazione di solidarietà verso il film, la maggior parte dell’opposizione non ha ancora assunto una posizione chiara contro l’IDF. La domanda più pressante che emerge è: se l’esercito poteva sorvegliare ogni casa di Gaza con la tecnologia AI, perché non ha intercettato i preparativi del 7 ottobre? Il dibattito si è spostato dall’aspetto tecnico a quello morale, chiedendo perché un’operazione finalizzata a colpire Hamas abbia provocato una mortalità civile così elevata.
Il confronto con altri film sul conflitto
Nel medesimo periodo, nelle sale italiane, è stato proiettato Palestine 36 – Quando tutto ebbe inizio opera della regista anne-marie Jasir, che ricostruisce la grande rivolta araba del 1936-39 dal punto di vista palestinese. A differenza di Naza, che porta alla luce testimonianze interne all’esercito, Palestine 36 si basa su testimonianze palestinesi, documentate da decenni di filmati di distruzione. Alcuni commentatori hanno sostenuto che la visibilità data a un narratore israeliano, ma non a quello palestinese, riduce il valore della testimonianza palestinese a mero “racconto di parte”, mentre la conferma israeliana viene percepita come prova di coraggio. Questa dinamica è al centro di un acceso dibattito sulla legittimità delle narrazioni dove il “pianto del soldato” può servire a “lavare” l’immagine morale di un’intera nazione.
Implicazioni per le prossime elezioni
Con le elezioni imminenti, Netanyahu sembra intenzionato a sfruttare la polemica per indebolire i partiti di opposizione. Le proposte di legge contro la “diffamazione delle Forze di Difesa” potrebbero diventare strumenti di pressione politica, mirati a limitare la libertà di stampa e a intimidire chiunque critichi la strategia militare. Tuttavia, il clima di tensione elettorale rende difficile prevedere se tali misure otterranno il sostegno necessario in Parlamento. Nel frattempo, la popolazione israeliana rimane divisa: alcuni applaudono il coraggio dei registi, altri li considerano traditori. Il futuro di Naza nelle sale e la sicurezza dei suoi autori rimangono incerti, ma il dibattito che ha scatenato è ormai parte integrante della narrazione politica del Paese.
